Angolob e la storia del suo albero di Natale…

Alla fiera dell’est … un comune della collina donò un abete per Natale ad  Angolob

E lo vide il boscaiolo, che scelse l’albero, vide che era storto e disse che andava bene lo stesso

E lo vide chi lo portò alla città, vide che era storto e disse che andava bene lo stesso

E lo vide chi lo mise in deposito, vide che era storto e disse che andava bene lo stesso

E lo vide chi lo montò nelle piazza della città, vide che era storto e disse che andava bene lo stesso

E lo vide chi montò le luci, vide che era storto e disse che andava bene lo stesso

E venne l’assessore a vederlo, vide che era storto e disse che andava bene lo stesso

E venne il sindaco ad inaugurarlo, vide che era storto e disse che andava bene lo stesso

E lo videro i cittadini, videro che era storto ma dissero che andava bene lo stesso…

Meno male che questo avviene solo ad  Angolob la città dove tutto è alla rovescia…

come il suo nome

I live in Angolob!

I live in a very special country, which is called Angolob.

Angolob is very strange:

you live in the sky,
there is no gravity,
death does not exist,

to milk the whales on land, under water the cows are eating plankton.

Instead people are completely the opposite:

Children go to work, and the big play with the train!

But one day my grandfather said to me:

“Once Angolob, was not called Angolob, but Bologna, and everything was exactly the opposite!”

And from that day I have never forgotten what he said my grandfather!

Io vivo ad Angolob ( Leonardo III B )

Io vivo in un paese molto particolare, che si chiama Angolob.

Angolob è molto strana:

  • si vive in cielo ,
  • non c’è la gravità,
  • non esiste la morte,
  • si mungono le balene sulle terra e le mucche stanno sott’acqua a mangiare plancton.

Invece le persone sono completamente al contrario:

I bambini vanno a lavorare ed i grandi giocano con il trenino!

Però un giorno mio nonno mi disse :

“Una volta Angolob, non si chiamava Angolob, ma Bologna, e tutto era esattamente al contrario!”

E da quel giorno non mi sono mai scordato quello che ha detto il nonno!

#backtoitaly Etica e Business possono convivere?

Sì possono convivere e possono diventare un valore.

Mi spiego, a valle della polemica innescata dall’ennesimo servizio di Report sul mondo della moda, dove ad eccellenze di prodotto si possono, in alcuni casi, come evidenziato nel servizio, trovare casi di ricerca spasmodica del prezzo minimo d’acquisto per ottenere il miglio moltiplicatore di vendita possibile.

Bene, ho parlato di prezzo e non di costo, perchè ho visto troppe volte sbandierare prezzi incredibilmente bassi in capo al mondo per poi scoprire solo alla fine ( a volte solo a bilancio) che il costo per portare a casa queste produzioni econimicissime non era poi così vantaggioso.

Logistica, Qualità, Efficienza, tutti elementi che messi sul piatto portano a costi ben più alti.

Ma l’etica?

L’etica è difficile da conteggiare, vero, ma è un valore e non solo morale, avere una filiera certificata e controllata ( sì il cliente finale DEVE fare il carabiniere verso il proprio fornitori, nonostante quanto affermato da qualcuno) permette sicuramente di evitare di rimetterci la faccia, se giornalisti o enti di controllo ci mettono il naso e permette di avere un reale controllo di costi e qualità.

Ieri passavo davanti una Boutique con prodotti di grandi marche dove era in bella vista il cartello :

“Vendita promozionale piumini e montoni , sconto 30%”

L’effetto Report ha colpito ed ha generato un reale danno economico non solo a Moncler.

Mi piacerebbe però capire una cosa, quanto sarebbe “costato” avere una filiera “Etica” rispetto al danno d’immagine subito?

Ho avuto la grande fortuna di lavorare in grandi società del lusso, che pur avendo grande attenzione verso la massimizzazione degli utili, avevano capito già all’epoca l’importanza commerciale ed economica di un approccio etico.

Ho gestito in prima persona la certificazione SA8000 ( http://it.wikipedia.org/wiki/SA_8000 ) per  un brand di questi gruppi, ed è stata affrontata con la serietà e competenza al pari di una certificazione ISO9000.

Ecco, ecco perchè reputo che “dimenticarsi” di un approccio etico possa essere solo sottovalutare un valore non solo morale ma anche economico

Backtoitaly ,per non far la fine delle oche…

Siamo tutte oche?

Ieri sera mi arriva un sms…”butta un occhio su Report, parla di lusso e produzione all’estero”

La puntata di Report , www.report.rai.it , il noto programma di giornalismo d’inchiesta di Milena Gabanelli, http://it.wikipedia.org/wiki/Milena_Gabanelli , ritorna sul mondo della produzione dei beni di lusso, sulle loro marginalità e sulla ricerca di mercati di produzione sempre più economici.

Produrre beni di lusso parte sicuramente dalla massimizzazione del margine, ma a fronte di ciò si deve comunque ed in ogni caso mettere in pista un approccio di eccellenza nei materiali e nello sviluppo, che deve essere l’elemento di differenza rispetto gli altri competitors.

Lascio a chi legge la visione della puntata di Report

Quello che si evidenzia sono 3 elementi.

  • Non eticità della filiera , sia nell’uso della materia prima , sia nella localizzazione in aree non riconosciute dall’ONU, ma le certificazioni SA8000 renderle obbligatorie?
  • L’impressione che la qualità del prodotto sia decisamente inferiore alle attese (?!?!?!)
  • Una mancanza di lungimiranza di modello economico in un momento di back reshoring

Da tempo scrivo di back reshoring e di neo internazionalizzazione.

BACK RESHORING

Il back reshoring si sta sviluppando per l’incremento dei costi di produzione nel Low Cost Country (LCC) dovuti non solo dall’aumento delle retribuzioni, ma dalla bassa produttività e dai costi accessori di qualità e logistica , i 5 euro ora citati nel servizio di report, molto probabilmente sono 11-12 in logica TCO ( Total Cost of Ownership).

Il rientro delle manifatture permetterebbe :

  • Un significativo incremento di posti di lavoro (600.000 posti persi in Italia negli ultimi anni)
  • Una filiera controllata ma competitiva in Italia
  • Un reale valore aggiunto dato dal “real made in Italy”

NEO INTERNAZIONALIZZAZIONE

Andare all’estero per conquistare l’estero, ecco cosa è la Neo Internazionalizzazione, le aziende italiane comeptitive esportano più dell’ 80% del fatturato, bene, queste sono aziende che possono e spesso devono andare all’estero per essere più competitive, non sulla produzione che rientra in Italia per essere distribuita nel mondo, ma per i mercati locali!

Il modello tedesco di espansione in Cina, ad esempio, è vero che ha radici antiche e profonde nel passato, quando gli esploratori mandati ad aprire la prima fabbrica Audi sembravano più emuli di Marco Polo che uomini di industria.

Bene oggi i grandi gruppi tedeschi, che hanno in testa alla propria forza commerciale il Cancelliere, si pensi alle 7 visite di Angela Merkel in 10 anni in Cina, sempre accompagnato dai Geschäftsführer delle principali aziende tedesche , azioni che hanno portato non solo a costruire automobili, ma treni, aerei, componentistica, tutta finalizzata al mercato locale.

Oggi abbiamo un opportunità, data dai costi troppo alti in oriente, ma per cogliere la palla al balzo il governo italiano DEVE creare l’equivalente della RESHORING INITIATIVE ( www.reshorenow.org )

  • Sgravi fiscali su nuovi investimenti
  • Supporto burocratico tramite tavoli unici
  • Supporto politico-sociale che enfatizzi i risultati rendendoli meritori

Siamo davanti all’ennesimo treno/opportunità, riusciremo a perderlo ancora?

Fedon, un brand global che non dimentica le origini

In un mondo globalizzato senza piu’ riferimenti storico geografici, l’iniziativa dell’azienda guidata da Callisto Fedon e’ non solo meritoria, ma anche un segnale forte di orgoglio per le proprie origini , senza dimenticare di essere cittadini del mondo

Da Fashionmag

Protagonisti i racconti e tradizioni che si tramandano di generazione in generazione sulle Dolomiti che rievocano le storie raccontate davanti al focolare, trasferendo il senso di ritorno alle origini e un legame ancora molto radicato con la propria terra, il Cadore; la collana di racconti è disponibile in otto lingue.

I racconti, presentati in un cofanetto, Limited edition, avranno tutti come protagonista un animaletto differente, la cui immagine verrà ripresa e stampata su un “mignon”, un piccolo ma versatile oggetto, ormai simbolo delle collezioni.

La collana ha inizio con il racconto “I pastori e la coccinella delle Dolomiti”, che narra le avventure della Coccinella Aldina, ambientate nel paesaggio delle Dolomiti, oggi Patrimonio dell’Unesco. Ricca di senso morale, accompagnata da disegni realizzati da Alessandro Paleari, la storia narrata è frutto della voce dei lavoratori dell’Azienda

I
Ho avuto l’onore di conoscere Callisto Fedon e la passione che ci unisce nell’amare i monti.
L’iniziativa di unire l’oggetto simbolo del principale player degli astucci per occhiali nel mondo con un racconto che ne racconti le origini va per questo motivo oltre la buona iniziativa di marketing,
segna un passo verso un momento di riappropriazione dei valori locali senza dimenticare di essere cittadini del mondo.
Spero altri grandi brand sappiano ritrovare l’orgoglio delle proprie origini

Kering, inizia l’era Bizzarri

In cima  alla divisione Luxury Couture di Kering , http://www.kering.com , un eccellenza del management italiano.

In bocca al lupo Marco Bizzarri!

da Pambianconews

Marco Bizzarri Kering

Marco Bizzarri ha fatto le prime mosse per costruire la sua squadra da quando, lo scorso aprile, è stato nominato CEO della divisione Luxury – Couture & Leather Goods del colosso francese Kering. Questa posizione, creata ex-novo all’interno del gruppo, prevede la responsabilità di tutti i brand luxury del gruppo (Bottega Veneta, Saint Laurent, Alexander McQueen, Balenciaga, Brioni, Christopher Kane, McQ, Stella McCartney, Tomas Maier e Sergio Rossi) ad esclusione dell’ammiraglia Gucci.

Il primo nome, il più importante, non viene dall’interno del gruppo Kering come è avvenuto generalmente negli ultimi anni, ma dall’esterno. Si tratta comunque di una scelta di Bizzarri, che ha voluto Carlo Alberto Beretta a sostituirlo nel ruolo di nuovo CEO di Bottega Veneta. Beretta proviene dal concorrente italiano Ermenegildo Zegna, dove ha ricoperto nel corso degli ultimi 13 anni incarichi crescenti nel merchandising e nel retail. Scelta interna e ‘conosciuta’ invece quella per la guida di Christopher Kane. Alla direzione è stata chiamata infatti Sarah Crook, che aveva lavorato da Stella McCartney dal 2004 al 2012, quando Bizzarri era a capo del brand (lasciato poi per passare in Bottega Veneta nel 2008).

Dulcis in fundo, la nomina più fresca è quella del timoniere di Brioni. Si tratta ancora una volta di un manager interno al gruppo e ‘vicino’ a Bizzarri, Gianluca Flore che dal 1 novembre sostituirà Francesco Pesci. Flore, infatti, ha trascorso più di sei anni da Bottega Veneta, prima come presidente della regione America, poi come direttore retail & wholesale WW e CEO della regione Asia-Pacifico. Di lui, Bizzarri ha dichiarato che “la sua conoscenza del mercato del lusso e la sua competenza in ambito di sviluppo del marchio a livello mondiale saranno elementi importanti per confermare il successo e la reputazione internazionale di Brioni”.

Da segnalare poi che anche al timone di Saint Laurent, che sta vivendo un grande sviluppo sotto la guida creativa di Heidi Slimane, c’è una conoscenza di Bizzarri. E’ Francesca Bellettini che ha lavorato fino al 2013 con Bizzarri in Bottega Veneta dove era a capo della comunicazione e del merchandising. Quindi, si può dire che i primi tre marchi per grandezza di fatturato della divisione Luxury – Couture & Leather Goods sono guidati da manager di fiducia di Bizzarri. Non è da escludere nemmeno che nei prossimi giorni possano arrivare anche altre nomine, come per esempio quella del nuovo CEO di Sergio Rossi rimasto vacante da settembre dopo l’uscita di Christophe Melard.

Bizzarri interpellato da Pambianconews, in questa prima fase non ha voluto aggiungere ulteriori dichiarazioni a quelle ufficiali, ma ha voluto smentire le indiscrezioni di stampa che lo davano tra i candidati alla guida di Luxottica.