Luxottica, inizio della fine?

Il titolo Luxottica ha iniziato la settimana con una sospensione in Borsa dopo un avvio in calo del 10% rispetto alla chiusura di venerdì, sulla scia delle dimissioni del CEO Enrico Cavatorta, nominato meno di un mese fa dopo l’uscita del precedente AD Andrea Guerra. Tra l’altro, proprio la scorsa settimana, Cavatorta aveva venduto fuori mercato 550mila azioni di Luxottica alla Delfin, la holding che fa capo all’imprenditore Leonardo Del Vecchio.

Il presidente del gruppo Leonardo Del Vecchio, come riporta un comunicato di Luxottica, ha proposto al cda di cooptare Massimo Vian, attualmente COO, con il ruolo di co-CEO affidandogli le deleghe per l’area operations e prodotto e, ad interim, le deleghe per le funzioni corporate e mercati.
Il comunicato, diffuso domenica sera, conferma inoltre la scelta di una struttura di governance basata su due CEO. Mentre Vian prenderà il posto di Cavatorta, procede il processo di selezione del co-CEO Mercati “sulla base di una lista di candidati di elevato profilo”.

Gli analisti di Citigroup hanno reagito alla notizia annunciando di avere tagliato la raccomandazione a neutral da buy, con target price ridotto a 38,5 euro da 47 euro.

Il titolo in mattinata è stato poi riammesso alle negoziazioni, registrando ribassi tra il 6 e l’8 per cento.

Un colosso come Luxottica sta soffrendo apparentemente il cambio di CEO a seguito dell’uscita di Andrea Guerra , in realtà, leggendo analisi e commenti sulla stampa, detro le quinte si legge la lotta per la successione tra Moglie ed i 6 figli di Leonardo Del Vecchio.

A prescindere da facili dietrologie, la considerazione che mi sorge spontanea è la seguente, com’è possibile che l’imprenditoria italiana, fatta di brillanti idee ed imprenditori coraggiosi corra sempre il rischio di naufragare al momento del cambio di generazione?

Reputo che formare e definire una seconda generazione sia veramente difficile, indecisi tra il voler dare ai propri figli gli agi non goduti e la volontà di dare continuità.

Ad oggi i fatti ci dicono una cosa, al crescere delle imprese, non corrisponde di pari passo una crescita culturale e men che meno una real capacità di delega e valutazione oggettiva del management.

In Germania i titolari dei grandi gruppi, tutti di terza o quarta generazione, siedono nei loro board ma lasciano l’operatività a manager formidabili perchè godono di piena fiducia, al punto che la parola che indica Amministratore delegato in tedesco , Vorstand, indica colui che siede di fronte al Board.

In Italia abbiamo il caso , nel senso , di situazione dovuta al caso, di Sergio Marchionne, manager di forza e visione rara, che è entrato nel mondo Fiat in un momento di tale disperazione, da parte della proprietà, tale da ricevere un mandato di rara autonomia in Italia.

A tal fine sarei curioso di sapere stasera, alla fine della quotazione a Wall Street di FCA, di quanta azienda sia divenuto nel frattempo titolare…

Bene, le aziende padronali italiane cercano tutte il cavaliere bianco alla Marchionne, peccato però siano veramente poche a dargli l’autonomia e fiducia necessaria…

Spero Luxottica trovi rapidamente un nuovo equilibrio, visto che l’azione di Kering di produrre in proprio occhiali potrebbe diventare non isolata se il principale produttore e distributore al mondo si infilasse nel delirio di una guerra di successione….

http://www.pambianconews.com/2014/10/13/cavatorta-si-dimette-luxottica-gelata-in-borsa-154324/

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