Ma dove finiremo?

Treno… buon momento per scrivere

oggi si va al convegno AILM a parlare di Lean, Uomo le opportunità che ci può dare il Reshoring.
Un momento di confronto di energie sane nel portare avanti la nostra battaglia quotidiana, fatta di professionalità e dignità nel mandare avanti il grande malato chiamato Sistema Italia

Che dire,

Da un lato
l’incapacità del sistema Italia di fare azioni reali, ero bambino che si parlava di riforme, alla fine se ne sono fatte così tante che non se ne è fatta nessuna.
La miopia di chi negli ultimi 20 anni ha vissuto da cicala rinviando il problema alle generazioni future
La cecità di chi dice che va tutto bene, negando l’evidenza del fatto che il non fare sistema ed il “piccolo è bello” sono stati superati

Dall’altro lato ( meno male..)
Gente meravigliosa.
Ieri sera sono tornato nella mia vecchia pubblica assistenza ( ho fatto il volontario dal 1985 al 2000 poi gli impegni e gli spostamenti mi hanno portato lontano) ho rivisto facce vecchie ed incontrato facce nuove, da 200 siamo rimasti 30 , copriamo con le nostre ambulanze le sere ed i week end a supporto della struttura pubblica nata 30 anni fa proprio come sviluppo del volontariato.
La qualità del servizio è molto alta, ma si è perso lo spirito del volontariato quello spirito del fare e del dare che fece della strage del 2 agosto, alla stazione di Bologna, un momento di civiltà in cui una città intera si mise a disposizione dei soccorritori e di quel triste autobus numero 37 dove furono raccolte le salme estratte dalle macerie.
Adesso proveremo a capire se il buono che animava la gente 20 anni fa è solo da riscoprire o no, ma credo sia solo da risvegliare, usando i nuovi strumenti social per trovare nuova linfa.

C’è del buono in Italia e tanto

Ma perchè allora non si esce dalla crisi?

Il grande Botto
Sento le teorie del grande botto, di uscire dall’Euro, no anzi restiamo… ma una cosa continuo a vedere bene,una nazione divisa tra chi non ha capito o non vuol capire il momento ( numericamente forse una maggioranza) ed una parte che sta vivendo il momento ( circa il 20-25% della popolazione tra disoccupati e cassintegrati , che in altre nazioni sarebbero conteggiati come disoccupati)

il sentimento d’urgenza
Manca quella cosa che ha compattato l’Italia dopo il 1945 , che ci ha portato tutti verso un unica direzione , la chiara coscienza di essere in unmomento tremendo che può essere affrontato e superato solo da un azione corale.

Che fare…
portare 46 contratti a 3 ( tempo indeterminato, tempo determinato e part time)
detassazione totale per almeno 5 anni dei nuovi investimenti che portino assunzoni
sportelli unici burocratici valutati per l’efficacia dei risultati
dirigenti pubblici assoggettati a contratti privati dell’industria e servizi ,ben pagati ma valutati e licenziabili con gli stessi criteri del privato.
forte investimento su reti informatiche in città ed aree industriali ( la velocità attuale media è di 4,3 mb/sec contro media di 8 mb/sec)
Lotta reale all’evasione fiscale

Sono slogan…
sicuramente, usati da tanti, tantissimi, ma mai messi in pratica e che solo un comune senso d’urgenza e la volontà di non lasciare ai nostri figli la terra bruciata che hanno lasciato a noi i nostri genitori, può portare al giusto fine

IL BENE COMUNE

Tell me what goals you have, and I’ll tell you what kind of boss you have…

Giving a business goal is not easy,  is a sum of factors particular area with elements of business, but making mistakes is very easy, just do not think in an organic way without giving due weight to the numbers, adding lack of objectivity and competence.

The objectivity of the data, the numbers are often distorted in favor of subjective elements not tangible, and today in the corporate world it happens that the number you prefer more: the search for the white knights that do not exist or bragging to be such

Let’s take an example, many were tempted, in this difficult period, to push on the lever costs to maintain or improve margins, this theory, in my opinion, so efficient, is based on heavy action on the passive cycle (purchasing and cost reduction structure) and allows to increase the margin with timelines and it is cheaper  than a campaign of sales expansion.

Well, a key condition is to keep the situation unchanged by sales side.

I mean, if I make a crash action on procurement costs by reducing the purchase price by 3% with an impact on the budget of 2%, I can not increase or worse, use wildly, leverage discounts on the sales!

In detail, if at the Supply Chain is rightly assigned a target efficiency purchases (ie, how much savings, given a budget of reference), the commercial side often tend to give the turnover sold.

And here the castle collapses !!!

Skip to the eye the incompatibility of the two objectives unless it is added to a common parameter strict (Margin, EBIT, indexes rotation).

Think of Logistics and Purchasing, over the edge if you do not put a common target for the store, in terms of turnover and colleagues all at the service level of production, you’ll always have the risk of huge lots purchased at affordable prices apparently, in warehouses with the wrong mix compounds to maintain low value, and delivery delays due to lack of product.

Wrong targets is equal to the wrong employees, led the company away from its target and undermines the foundations because of one simple reason, objectivity pass data to the subjectivity of the evaluations of the facade but not the content.

We’ll talk again …

Dimmi che obiettivi hai e ti dirò che capo hai…

Dare un obiettivo aziendale non è facile, anzi, è una somma di elementi peculiari di area con elementi aziendali, ma sbagliarlo è semplicissimo, basta non ragionare in modo organico senza dare ai numeri il giusto peso, sommando mancanza di oggettività e competenza.

L’oggettività dei dati, dei numeri viene spesso stravolta a favore di elementi soggettivi non tangibili, ed oggi nel mondo aziendale capita che al numero si preferisca altro: la ricerca di cavalieri bianchi che non esistono o millantano di essere tali

Prendiamo un esempio, molti sono stati tentati, in questo periodo complicato, di spingere sulla leva costi  per mantenere o migliorare la marginalità, questa teoria, a mio avviso molto bella ed efficace, si basa su azioni pesanti sul ciclo passivo ( riduzione costi d’acquisto e struttura) e permette di incrementare la marginalità con tempistiche e costi nettamente inferiori di una campagna di espansione commerciale .

Bene , condizione fondamentale è mantenere le situazioni di contorno inalterate o migliorate.

Mi spiego, se faccio un azione crash sui costi d’acquisto riducendo il prezzo di acquisto del 3% con un impatto sul bilancio pari al 2% , non posso incrementare o peggio, usare selvaggiamente, la leva sconti sul lato vendite!

Nel dettaglio  se alla parte Supply Chain viene, giustamente, assegnato un obiettivo sull’efficienza acquisti ( vale a dire, quanto risparmio, dato un budget di spesa di riferimento) , alla parte commerciale spesso si tende a dare il fatturato venduto.

E quì crolla il castello!!!

Salta all’occhio l’incompatibilità dei due obiettivi a meno che non venga inserito un parametro comune stringente ( Marginalità, Ebit, indici rotazione ).

Pensiamo a Logistica ed Acquisti, se oltre al margine non metti una comunanza di obiettivo sui magazzini, in termine di indice di rotazione e colleghi il tutto al livello di servizio della produzione, avrai sempre il rischio di lotti enormi, in magazzini con mix mal composti per restare bassi, che portano a ritardi di consegna per mancanza di prodotto.

Sbagliare gli obiettivi è pari allo sbagliare i collaboratori, porta l’azienda lontano dal suo obiettivo e ne mina le fondamenta a causa di un motivo semplice, passare dall’oggettività dei dati alla soggettività delle valutazioni di facciata ma non di contenuto.

Ne parleremo ancora…

I distretti per superare la crisi!

I distretti possono essere un modo per diventare globali e superare la crisi?

l’incapacità degli italiani e dell’imprenditoria italiana di fare ed essere sistema è proverbiale, le reti di impresa , non solo a causa della loro farraginosità burocratica non riescono a decollare perchè nell’anima siamo sempre l’Italia dei campanile ( MALE)

Una modalità che sposa campanile e sistema potrebbe essere il distretto, sia formale che di fatto (BENE)

Ho lavorato in almeno 4 distretti strutturati 

  • San Mauro Pascoli per la calzatura
  • Santa Croce per le concerie
  • Valenza Po per i gioielli
  • Brenta per le calzature

Vere eccellenze

Pur con tutti i limiti del caso , tutti realtà con qualcosa in comune che va oltre al fatto di fare lo stesso prodotto nella stessa area geografia

A mio avviso il distretto riesce a superare il limite del “piccolo era bello” mantenendo le peculiarità del singolo e può portarci ad avere delle dimensioni tali da dire “distretto è bello”

Il distretto sino ad oggi ha avuto più una logica di generazioni di servizi sul territorio quali la formazione, ma cosa avverrebbe se diventassero punti di coinvolgimento e soprattutto di supporto commerciale ?

Parlo di Reshoring, tanto, ma non dimentico l’internazionalizzazione

Deve cambiare il modello, faccio in casa quello che non mi conviene più fare all’estero, lo faccio gestionalmente meglio ed investo in ricerca e sviluppo per essere sempre più eccellente.

Vado all’estero per conquistare l’estero e non per regalare tecnologia questo è essere globale!

Il distretto mi aiuta supportandomi con le giuste competenza in termini gestionali, commerciali e burocratici.

Potrebbe essere una chiave per arrivare a rivedere la luce?

Allego la presentazione di Domenico Mauriello del centro studi di Unioncamere, un analisi approfondita ed illuminante su come fare sistema possa dare impatti importanti in termini di competitività dellle PMI, pur restando ampi campi di miglioramento ( vedi e-commerce)

presentazione_domenico_mauriello

Parliamone!

I distretti, e se fossero loro a salvarci?

presentazione distretto San Mauro Pascoli

Ieri ad Imola sono andato ad ascoltare un intervento di Alberto Forchielli, seguo Alberto da quando vivevo a Berlino e seguivamo insieme gli eventi di fine 2011 in Italia da spettatori coinvolti e preoccupati.

Condivido in buona parte quanto dice e condivido soprattutto che, se la nazione Italia non ha saputo essere globale, sta a noi diventare globali.

Ieri Alberto ha lanciato un sasso che raccolgo:

I distretti possono essere un modo per diventare globali e superare la crisi?

l’incapacità degli italiani e dell’imprenditoria italiana di fare ed essere sistema è proverbiale, le reti di impresa , non solo a causa della loro farraginosità burocratica non riescono a decollare perchè nell’anima siamo sempre l’Italia dei campanile ( MALE)

Una modalità che sposa campanile e sistema potrebbe essere il distretto, sia formale che di fatto (BENE)

Ho lavorato in almeno 4 distretti strutturati 

  • San Mauro Pascoli per la calzatura
  • Santa Croce per le concerie
  • Valenza Po per i gioielli
  • Brenta per le calzature

Vere eccellenze

Pur con tutti i limiti del caso , tutti realtà con qualcosa in comune che va oltre al fatto di fare lo stesso prodotto nella stessa area geografia

Vi allego una presentazione che feci nel 2010, è ancora attuale e sintetizza bene la realtà di un distretto di fatto quale quello di San Mauro Pascoli (FC)

A mio avviso il distretto riesce a superare il limite del “piccolo era bello” mantenendo le peculiarità del singolo e può portarci ad avere delle dimensioni tali da dire “distretto è bello”

Il distretto sino ad oggi ha avuto più una logica di generazioni di servizi sul territorio quali la formazione, ma cosa avverrebbe se diventassero punti di coinvolgimento e soprattutto di supporto commerciale ?

Parlo di Reshoring, tanto, ma non dimentico l’internazionalizzazione

Deve cambiare il modello, faccio in casa quello che non mi conviene più fare all’estero, lo faccio gestionalmente meglio ed investo in ricerca e sviluppo per essere sempre più eccellente.

Vado all’estero per conquistare l’estero e non per regalare tecnologia questo è essere globale!

Il distretto mi aiuta supportandomi con le giuste competenza in termini gestionali, commerciali e burocratici.

Potrebbe essere una chiave per arrivare a rivedere la luce?

Parliamone!

L’Alto Adige taglia l’Irap per attirare le aziende e fare ripartire l’economia del territorio

Ecco una via reale, cosa aspettiamo ad applicarlo in tutta Italia o almeno a livello di distretti?

MozBlog

In pochi mesi riduzione superiore al 10%. Varate anche semplificazioni burocratiche

Source: www.ilsole24ore.com

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Lean, paura di volare?

Si sta diffondendo un fantasma nel mondo gestionale italiano, la paura del Lean Manufacturing.

La parola Lean va detta a bassa voce, meglio evitata, fa paura, PERCHE’!?!?!

  • Perchè c’è stata troppa gente che ha spacciato per Lean dei pasticci colossali, rovinando il lavoro di seri professionisti
  • Perchè si ha paura di una cosa con troppe parole strane ( muda, kaizen, kanban… ma che si mangiano?)
  • Perchè l’ignoranza è la madre di tutte le paure,
  • Perchè mettere l’uomo al centro del mondo organizzativo fa paura
  • Perchè…”abbiamo sempre fatto così, perchè dovremmo cambiare?” ed intanto non capisci perchè il cliente tedesco dopo averti rotto le scatole per aver la certificazione qualità, che hai e non segui, ti chiede se hai un certificato APICS o un Black Belt ( ma io gli dico che ho il kanban…) ed intanto non capisci come mai sei sempre in ritardo…
  • Perchè se mi faccio fare un bello sconto dai fornitori e li passo a 150 giorni come pagamento ottengo un efficienza pazzesca, certo che i clienti potrebbero pagarmi a 30…
  • Perchè “io sono Lean perchè ho il magazzino con gli scaffali a gravità!” magari con 4 scatole dello stesso codice in bella vista perchè non posso fare il rifornimento da dietro, dato ho appoggiato lo scaffale al muro…
  • Perchè “ho fatto un perfetto kanban con i miei fornitori, i 12 macchinari all’anno che produco sono in un flusso teso!”

Insomma , penso che chiunque faccia questo sporco, meraviglioso mestiere della gestione del black box chiamato SCM ne abbia viste di cotte e di crude.

Bene sarò blasfemo ma voglio declinare il mio decalogo personale, 

Le leggi di Paolo:

  1. Ricorda che l’elemento di successo di un progetto è il fattore umano
  2. Ricorda che l’elemento di insuccesso di un progetto è il fattore umano
  3. Il lean non è uno scaffale o una targhetta con un nome strano, è uno stile di vita
  4. Mai dare nulla per scontato
  5. Mai smettere di studiare
  6. Essere etici, tradisci e verrai tradito
  7. Mai fare le cose per “sentito dire”
  8. Chi paga le tue fatture ed il tuo stipendio è il cliente, rendilo felice
  9. Fa in modo che quello che fai sia bello per te e per chi ti sta intorno, mai negarsi la ricerca della felicità
  10. Mai smettere di sognare, mai avere paura di volare

Bene , finisco il delirio di onnipotenza, ma in fondo il Lean che pregio ha? L’aver schematizzato e reso sotto forma di processi un percorso per essere se non felici almeno sereni .

Grazie

Ottoottobre, Reshoring, Lean, Uomo, Eccellenza

OTTOOTTOBRE Nuove Frontiere Lean (ridotta)

Siamo Davanti ad una grande opportunità

  • riportare indietro le manifatture
  • creare strutture produttive finalmente integrate e lean
  • rimettere l’uomo al centro di un mondo produttivo ed etico
  • creare una nuova eccellenza

Tanto da fare, tanto da condividere.

Nico_Rosberg-Australian_GP-2014-PitStop

Iniziamo l’OTTOOTTOBRE alla conferenza nazionale Associazione Italiana Lean Managers – San Benedetto del Tronto

L’autostrada elettrica inizia ad essere realtà!

Mappa colonnine elettriche

Siamo a quota 606 colonnine in 72 provincie, molto bene, anche se Firenze (145), Milano ( 65) e Roma ( 63) fanno la parte del leone .

Sparirà l’automobile come la intendiamo oggi?

Sì, a mio avviso i nostri figli useranno nelle città auto elettriche in car sharing, magari chi vive fuori città o chi si potrà permettere una Ferrari elettrica da 1000 KW avrà un proprio mezzo, ma per il resto dovremmo andare verso un mondo di vetture elettriche con punti di ricarica wireless in ogni parcheggio…

http://motori.corriere.it/motori/attualita/14_settembre_29/umbria-l-autostrada-elettrica-021d130c-47da-11e4-85be-0ddddac1a56f.shtml