150618 – LEAN&LOGISTICS A TORINO

LEAN

via150618 – LEAN&LOGISTICS A TORINO.

Annunci

Mobilità elettrica, come venderla? Come un servizio!

Tesla China Better seats

Leggiamo nel post collegato come le vendite di Tesla in Cina, mercato strategico per la sua crescita abbiano segnato nell’ultimo mese un drammatico 120 unità, ben al di sotto del budget.

Bene, anzi, male, molto probabilmente una serie di teste rotoleranno per placare l’ira di Elon Musk, ma leggendo tra le righe sorge il vero problema, come vendere un oggetto tecnologicamente innovativo, che vive tra mondi solo apparentemente simili?

  • Automobile di lusso, ne ha il prezzo ( oltre 70k eur in Europa) ed il cliente vuole sentirsi tale
  • Automobile elettrica, per cui richiede un potenziamento dell’impianto elettrico di casa ed una rete di punti di ricarica ( mi pare che la Cina ancora oggi non brilli come reperibilità di energia)

Ecco a mio avviso non siamo più davanti alla vendita di un bene, ma di un servizio di mobilità di lusso in logica retail multi prodotto.

Mi spiego e penso di spiegare così anche il mancato successo in Europa del sud che ha portato Tesla a focalizzarsi sui mercati del nord Europa ( Norvegia, Londra, Regione Hanseatica e Berlino) dove l’oggettiva ricchezza della zona sommate alle politiche energetiche degli ultimi 20 anni , che stanno generando grande disponibilità di energia a basso prezzo e la facilità nel costruire reti di punti di ricarica, permettono una maggior facilità nel vendere .

In Italia per vendere mobilità elettrica devi approcciare il mercato come la vendita di un servizio, ti vendo uno strumento adatto alla tua mobilità ordinaria e non ti rendo un problema l’uso e manutenzione.

Ecco adesso banalizzo, ti vendo una macchina come fosse un telefono, tu mi paghi un canone ed io ti vendo uso, modalità di ricarica e manutenzione.

solingo-ps-vano-01 solingo-ps-bici-01

Cosa significa questo, e quì parliamo anche di altri players come Renault o Wayel (www.wayel.it) con l’idea di Solingo , se io ti vendo un mezzo elettrico faccio anche l’accordo con l’azienda o zona dove abiti, piuttosto che il punto dove vai a cena o a fare la spesa per trasformarli in punti di ricarica in tempo mascherato, oppure ti seguo io tutte le pratiche con il fornitore elettrico con cui ho un accordo, per potenziare l’impianto di casa.

Twizy

Per fare questo serve un apporto misto in fase di vendita, vale a dire sì ti vendo un auto di colore nero con i sedili in pelle , ma quando te la consegnerò ti metterò anche in grado di usufruire del bene totalmente.

Quando mi si dice, ” Ah ma l’autonomia di 300km è poca” rammento come sia pari a buona parte delle vetture GPL in commercio come questo alla fine non sia stato un vero ostacolo alla sua crescita, quanto il petrolio è andato alle stelle.

Nulla è impossibile, basta volerlo, ma anche vederlo bene!

Backtoitaly ,per non far la fine delle oche…

Siamo tutte oche?

Ieri sera mi arriva un sms…”butta un occhio su Report, parla di lusso e produzione all’estero”

La puntata di Report , www.report.rai.it , il noto programma di giornalismo d’inchiesta di Milena Gabanelli, http://it.wikipedia.org/wiki/Milena_Gabanelli , ritorna sul mondo della produzione dei beni di lusso, sulle loro marginalità e sulla ricerca di mercati di produzione sempre più economici.

Produrre beni di lusso parte sicuramente dalla massimizzazione del margine, ma a fronte di ciò si deve comunque ed in ogni caso mettere in pista un approccio di eccellenza nei materiali e nello sviluppo, che deve essere l’elemento di differenza rispetto gli altri competitors.

Lascio a chi legge la visione della puntata di Report

Quello che si evidenzia sono 3 elementi.

  • Non eticità della filiera , sia nell’uso della materia prima , sia nella localizzazione in aree non riconosciute dall’ONU, ma le certificazioni SA8000 renderle obbligatorie?
  • L’impressione che la qualità del prodotto sia decisamente inferiore alle attese (?!?!?!)
  • Una mancanza di lungimiranza di modello economico in un momento di back reshoring

Da tempo scrivo di back reshoring e di neo internazionalizzazione.

BACK RESHORING

Il back reshoring si sta sviluppando per l’incremento dei costi di produzione nel Low Cost Country (LCC) dovuti non solo dall’aumento delle retribuzioni, ma dalla bassa produttività e dai costi accessori di qualità e logistica , i 5 euro ora citati nel servizio di report, molto probabilmente sono 11-12 in logica TCO ( Total Cost of Ownership).

Il rientro delle manifatture permetterebbe :

  • Un significativo incremento di posti di lavoro (600.000 posti persi in Italia negli ultimi anni)
  • Una filiera controllata ma competitiva in Italia
  • Un reale valore aggiunto dato dal “real made in Italy”

NEO INTERNAZIONALIZZAZIONE

Andare all’estero per conquistare l’estero, ecco cosa è la Neo Internazionalizzazione, le aziende italiane comeptitive esportano più dell’ 80% del fatturato, bene, queste sono aziende che possono e spesso devono andare all’estero per essere più competitive, non sulla produzione che rientra in Italia per essere distribuita nel mondo, ma per i mercati locali!

Il modello tedesco di espansione in Cina, ad esempio, è vero che ha radici antiche e profonde nel passato, quando gli esploratori mandati ad aprire la prima fabbrica Audi sembravano più emuli di Marco Polo che uomini di industria.

Bene oggi i grandi gruppi tedeschi, che hanno in testa alla propria forza commerciale il Cancelliere, si pensi alle 7 visite di Angela Merkel in 10 anni in Cina, sempre accompagnato dai Geschäftsführer delle principali aziende tedesche , azioni che hanno portato non solo a costruire automobili, ma treni, aerei, componentistica, tutta finalizzata al mercato locale.

Oggi abbiamo un opportunità, data dai costi troppo alti in oriente, ma per cogliere la palla al balzo il governo italiano DEVE creare l’equivalente della RESHORING INITIATIVE ( www.reshorenow.org )

  • Sgravi fiscali su nuovi investimenti
  • Supporto burocratico tramite tavoli unici
  • Supporto politico-sociale che enfatizzi i risultati rendendoli meritori

Siamo davanti all’ennesimo treno/opportunità, riusciremo a perderlo ancora?

Fedon, un brand global che non dimentica le origini

In un mondo globalizzato senza piu’ riferimenti storico geografici, l’iniziativa dell’azienda guidata da Callisto Fedon e’ non solo meritoria, ma anche un segnale forte di orgoglio per le proprie origini , senza dimenticare di essere cittadini del mondo

Da Fashionmag

Protagonisti i racconti e tradizioni che si tramandano di generazione in generazione sulle Dolomiti che rievocano le storie raccontate davanti al focolare, trasferendo il senso di ritorno alle origini e un legame ancora molto radicato con la propria terra, il Cadore; la collana di racconti è disponibile in otto lingue.

I racconti, presentati in un cofanetto, Limited edition, avranno tutti come protagonista un animaletto differente, la cui immagine verrà ripresa e stampata su un “mignon”, un piccolo ma versatile oggetto, ormai simbolo delle collezioni.

La collana ha inizio con il racconto “I pastori e la coccinella delle Dolomiti”, che narra le avventure della Coccinella Aldina, ambientate nel paesaggio delle Dolomiti, oggi Patrimonio dell’Unesco. Ricca di senso morale, accompagnata da disegni realizzati da Alessandro Paleari, la storia narrata è frutto della voce dei lavoratori dell’Azienda

I
Ho avuto l’onore di conoscere Callisto Fedon e la passione che ci unisce nell’amare i monti.
L’iniziativa di unire l’oggetto simbolo del principale player degli astucci per occhiali nel mondo con un racconto che ne racconti le origini va per questo motivo oltre la buona iniziativa di marketing,
segna un passo verso un momento di riappropriazione dei valori locali senza dimenticare di essere cittadini del mondo.
Spero altri grandi brand sappiano ritrovare l’orgoglio delle proprie origini

#salvaiciclisti Ciclista bolognese, se lo conosci non lo investi…

Adoro andare in bicicletta e sono convinto sia la soluzione più intelligente per la mobilità cittadina.

Ho avuto la fortuna di vivere in una città a dimensione di Bici quale è Berlino e l’ho utilizzata anche con la neve ed il gelo…ma a Bologna… NO

Bene, fatto questo breve ma fondamentale cappello introduttivo, lancio la mia considerazione sul fatto che i ciclisti bolognesi, inteso come le persone che si incontrano andare in bicicletta nella città di Bologna, abbiano comportamenti singolari…

  • Visibilità,
    • il concetto di visibilità si intende come ” Ecco sono quì e sono in bicicletta, mi vedete vero?” , sul mercato esiste di tutto per farsi vedere in bici, luci, catarifrangenti, giubbotti, ecc ecc.
    • E invece NO, a Bologna il ciclista gira in incognito è vestito rigorosamente di nero, la bici è riverniciata…nera e  non ha una luce accesa nemmeno per scherzo,  affida tutto ai catarifrangenti dei pedali ” tanto bastano”
    • Per essere ancora più invisibile, evita accuratamente l’illuminazione pubblica, sbucando dai marciapiedi o dai portici sfruttando al meglio l’oscurità…
    • il massimo della mimetizzazione si ha in caso di pioggia, dove al look total dark si unisce l’ombrello anch’esso rigorosamente …Nero
  • Comunicazione
    • Il ciclista Bolognese comunica molto… con il cellulare
    • D’altronde già non si fa vedere, perchè dovrebbe dirti se va a destra o sinistra?
  • Sicurezza
    • Per coerenza nel mancare di luci ed affini, viene meno anche l’uso del casco… quello si usa per le moto, peccato che certe bici elettriche diano la paga agli scooter…
  • Piste ciclabili
    • Esistere esistono, è vero, vi è pure una tangenziale ciclabile in corso di costruzione, peccato siano state costruite a macchia di leopardo ed in alcune situazione mantenendo lo stile dei ciclisti, vale a dire , nascoste…
  • Bicicletta
    • si divide in 2categorie
      • quella che non si ruba:
      • vale a dire, orrenda a vedersi e magari comprata senza certezza sull’origine… segue il mito di, bicicletta brutta e vecchia non si ruba, Bugia… sono le più ambite
      • quella fichissima:
      • da uomo è rigorosamente in carbonio pronta per scendere l’Annapurna
      • da donna ha più borse firmate di un negozio Gucci.
  • Bici con seggiolino per bimbi
    • Rasentiamo il capolavoro, bimbi abbandonati sul seggiolino , senza casco, con mamma al cellulare…

Un altro discorso invece il rispetto delle regole della strada, la necessità di non farsi vedere implica il mancato rispetto di qualsiasi regola stradale

Ciclista Bolognese, se lo conosci lo eviti e … magari non lo stiri

The succession in the company, a social duty

We read in these times of conflict within Luxottica, in fact, a real power struggle for the succession of the Patron Leonardo Del Vecchio has an empire to be divided among 6 children and a wife …

The Italian business success is characterized by great people can bring their ideas and willingness to best world levels.

However, these brilliant people, generally formidable on
product, market and finance have these 2 weakness points,
management and the second generation

management 
There is a moment in the growth of a successful company, in which the dimensions of the same start to run away from the hands of the entrepreneur or the few founding members, in my experience 2 events mark the achievement of this point, one dimensional, that is, say the company exports more than 50% of the product and leaves the size of a single place where everything happens, one of turnover in my experience corresponds to overcome the psychological and economic threshold of 50 Mln Euros
At this point serves structure, a commercial, logistical production and administration.
But … Who entrust this?

These base points and if the entrepreneur is illuminated knows how much to delegate control, it is called corporate culture

  • delegation
    trust
    governance

These behaviors encountered in business unenlightened, divide ut impera, denunciation and subjectivity characterize this style of management.

  • centralization 
  • distrust
  • surveillance

At this point comes into play the next generation

The enlightened entrepreneur,

rightly enriched gave well-being and income generation for the next 100 which has 2-way front

Understand if the children have talent, ability and desire to continue what was started and consequentially must prepare their programs of educational and experiential as to make them ready to join the company at the appropriate time (without haste, but after seeing and understand how they work excellence in the world)

If the children do not have what it takes to pursue .then should be given to business continuity management with a board of control, but with ample powers to the management not to interfere in the newspaper but reserving the property indicating the guidelines

The entrepreneur is not illuminated
Donate to the welfare of children who did not enjoy, puts them in a cocoon made ​​of the safety of his lifestyle and management, the school, yes, but not too much, around the world holiday for you but …
Teaches distrust those leeches managers and to have people trust them to do the spy …

On what might be the fate of these two types of company leaves you …

I open one last point

Succession as a social duty

If a company grows and is successful thanks to those who created it in the first place and those who work in the second round

At a time when it has to do with the reality that involve hundreds or thousands of people is in my opinion the duty of continuity in time and that’s why I think that the issues of managerial and second generation must take account of a moral duty to give continuity to the socio-economic enterprise, called Company

I distretti, e se fossero loro a salvarci?

presentazione distretto San Mauro Pascoli

Ieri ad Imola sono andato ad ascoltare un intervento di Alberto Forchielli, seguo Alberto da quando vivevo a Berlino e seguivamo insieme gli eventi di fine 2011 in Italia da spettatori coinvolti e preoccupati.

Condivido in buona parte quanto dice e condivido soprattutto che, se la nazione Italia non ha saputo essere globale, sta a noi diventare globali.

Ieri Alberto ha lanciato un sasso che raccolgo:

I distretti possono essere un modo per diventare globali e superare la crisi?

l’incapacità degli italiani e dell’imprenditoria italiana di fare ed essere sistema è proverbiale, le reti di impresa , non solo a causa della loro farraginosità burocratica non riescono a decollare perchè nell’anima siamo sempre l’Italia dei campanile ( MALE)

Una modalità che sposa campanile e sistema potrebbe essere il distretto, sia formale che di fatto (BENE)

Ho lavorato in almeno 4 distretti strutturati 

  • San Mauro Pascoli per la calzatura
  • Santa Croce per le concerie
  • Valenza Po per i gioielli
  • Brenta per le calzature

Vere eccellenze

Pur con tutti i limiti del caso , tutti realtà con qualcosa in comune che va oltre al fatto di fare lo stesso prodotto nella stessa area geografia

Vi allego una presentazione che feci nel 2010, è ancora attuale e sintetizza bene la realtà di un distretto di fatto quale quello di San Mauro Pascoli (FC)

A mio avviso il distretto riesce a superare il limite del “piccolo era bello” mantenendo le peculiarità del singolo e può portarci ad avere delle dimensioni tali da dire “distretto è bello”

Il distretto sino ad oggi ha avuto più una logica di generazioni di servizi sul territorio quali la formazione, ma cosa avverrebbe se diventassero punti di coinvolgimento e soprattutto di supporto commerciale ?

Parlo di Reshoring, tanto, ma non dimentico l’internazionalizzazione

Deve cambiare il modello, faccio in casa quello che non mi conviene più fare all’estero, lo faccio gestionalmente meglio ed investo in ricerca e sviluppo per essere sempre più eccellente.

Vado all’estero per conquistare l’estero e non per regalare tecnologia questo è essere globale!

Il distretto mi aiuta supportandomi con le giuste competenza in termini gestionali, commerciali e burocratici.

Potrebbe essere una chiave per arrivare a rivedere la luce?

Parliamone!