Il futuro della manifattura, la manifattura del futuro

Nelle giornate di giovedì 16 e venerdì 17 ottobre avrà luogo la XXV Riunione Scientifica Annuale dell’Associazione italiana di Ingegneria Gestionale, organizzata dal gruppo di Ingegneria Gestionale dell’Alma Mater con il coordinamento di Maurizio Sobrero. Nel corso del convegno, ricercatori, imprenditori e manager discuteranno di manifattura, un tema tornato al centro del dibattito pubblico negli ultimi anni per il ruolo centrale che ricopre nell’economia mondiale.

In tutte le aree del mondo colpite dagli effetti della crisi attuale, infatti, si è diffusa la consapevolezza dell’importanza non solo del mantenimento di una significativa base produttiva, ma soprattutto della centralità dell’innovazione nel manifatturiero per presidiare le opportunità di creazione di lavoro qualificato. Rispetto agli scenari sviluppati nei primi anni di questo secolo, che assegnavano ai paesi emergenti a più basso costo del lavoro la produzione di beni ideati e progettati nei paesi più sviluppati, le condizioni sono profondamente mutate. Un segnale eclatante in questo senso è l’accento posto sull’industria manifatturiera dal presidente Obama nel suo discorso alle camere riunite nel 2013 e nel 2014. Analoga attenzione meritano gli sforzi diffusi in Cina nel rafforzare la propria base industriale investendo non solo in tecnologie produttive più avanzate, ma anche nella capacità interna di svilupparle e realizzarle, così come le molte iniziative in atto in Europa per rafforzare e trasformare la base produttiva con significativi cambiamenti tecnologici.

La comprensione dell’evoluzione della manifattura non può esulare dalla comprensione delle decisioni e delle azioni delle imprese in molteplici ambiti, dall’organizzazione del lavoro alla logistica, dalla gestione della supply chain alle politiche commerciali, dall’innovazione di prodotto a quella di processo, dal controllo dei costi alla valutazione delle performance. Da sempre l’Ingegneria Gestionale si occupa di impresa con una visione sistemica, capace di coniugare processi e risorse materiali e immateriali nei diversi ambiti ricordati sopra.

Alla luce di tale scenario, la Riunione Scientifica di quest’anno si propone di rafforzare il legame tra ricerca e impresa unendo la presentazione di lavori scientifici e gli interventi di studiosi di fama internazionale a una tavola rotonda con diversi imprenditori. Il Convegno si aprirà giovedì 16 alle 10 con gli interventi di Charlie Cooney, co-fondatore di Genzyme e docente al MIT; Hod Lipson, docente alla Cornell University; Frank Levy, professore all’Università di Harvard. Successivamente parleranno Emilio Bartezzaghi del Politecnico di Milano, Andrea Chiesi del Chiesi Group , Andrea Pontremoli socio della Dallara Automobili, e Alberto Vacchi presidente dell’IMA.

Gli interventi di tutti i relatori sono stati illuminanti su una visione di un futuro non così avanti nel tempo, si parla del 2025 e si parla di fabbriche a lead time 0 grazie allo sviluppo delle stampanti 3D.

Sì la stampante 3D, trattata dalla nostra stampa come un oggetto curioso o un idea stile “Star Trek” è una realtà.

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Stiamo ragionando , come si può vedere dal grafico, di produzioni di serie su mercati di massa!

Già oggi l’ortodonzia utilizza le stampanti 3D come supporto standard negli USA

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La capacità di personalizzazione e la facilità d’uso per l’utente finale permetterebbe di lavorare make to order a lotto 1, affascinante.

Ma al termine delle presentazioni una domanda è sorta spontanea,

QUALE MODELLO SOCIO ECONOMICO GENERA’ LA MANIFATTURA 3D?

Di fatto stiamo parlando i fabbriche ad alta automazione, e consequenzialmente a basso impiego di personale, per cui va definito di pari passo un modello occupazionale che permetta una piena occupazione.

Sicuramente serve un modello economico che tenga conto di ciò, la manifattura sta rientrando dall’oriente, vero, ma abbiamo il dovere di capire cosa produrrà l’Italia del 2020 e del 2025 e soprattutto COME!

La mancanza di un pensiero strategico allineato alle reali potenzialità tecnologiche del futuro potrebbe generare fenomeni di “Luddismo” come all’inizio della rivoluzione industriale.

Parliamone

#salvaiciclisti Ciclista bolognese, se lo conosci non lo investi…

Adoro andare in bicicletta e sono convinto sia la soluzione più intelligente per la mobilità cittadina.

Ho avuto la fortuna di vivere in una città a dimensione di Bici quale è Berlino e l’ho utilizzata anche con la neve ed il gelo…ma a Bologna… NO

Bene, fatto questo breve ma fondamentale cappello introduttivo, lancio la mia considerazione sul fatto che i ciclisti bolognesi, inteso come le persone che si incontrano andare in bicicletta nella città di Bologna, abbiano comportamenti singolari…

  • Visibilità,
    • il concetto di visibilità si intende come ” Ecco sono quì e sono in bicicletta, mi vedete vero?” , sul mercato esiste di tutto per farsi vedere in bici, luci, catarifrangenti, giubbotti, ecc ecc.
    • E invece NO, a Bologna il ciclista gira in incognito è vestito rigorosamente di nero, la bici è riverniciata…nera e  non ha una luce accesa nemmeno per scherzo,  affida tutto ai catarifrangenti dei pedali ” tanto bastano”
    • Per essere ancora più invisibile, evita accuratamente l’illuminazione pubblica, sbucando dai marciapiedi o dai portici sfruttando al meglio l’oscurità…
    • il massimo della mimetizzazione si ha in caso di pioggia, dove al look total dark si unisce l’ombrello anch’esso rigorosamente …Nero
  • Comunicazione
    • Il ciclista Bolognese comunica molto… con il cellulare
    • D’altronde già non si fa vedere, perchè dovrebbe dirti se va a destra o sinistra?
  • Sicurezza
    • Per coerenza nel mancare di luci ed affini, viene meno anche l’uso del casco… quello si usa per le moto, peccato che certe bici elettriche diano la paga agli scooter…
  • Piste ciclabili
    • Esistere esistono, è vero, vi è pure una tangenziale ciclabile in corso di costruzione, peccato siano state costruite a macchia di leopardo ed in alcune situazione mantenendo lo stile dei ciclisti, vale a dire , nascoste…
  • Bicicletta
    • si divide in 2categorie
      • quella che non si ruba:
      • vale a dire, orrenda a vedersi e magari comprata senza certezza sull’origine… segue il mito di, bicicletta brutta e vecchia non si ruba, Bugia… sono le più ambite
      • quella fichissima:
      • da uomo è rigorosamente in carbonio pronta per scendere l’Annapurna
      • da donna ha più borse firmate di un negozio Gucci.
  • Bici con seggiolino per bimbi
    • Rasentiamo il capolavoro, bimbi abbandonati sul seggiolino , senza casco, con mamma al cellulare…

Un altro discorso invece il rispetto delle regole della strada, la necessità di non farsi vedere implica il mancato rispetto di qualsiasi regola stradale

Ciclista Bolognese, se lo conosci lo eviti e … magari non lo stiri

Amazon, i pacchi si ritirano in edicola

sembra la scoperta dell’acqua calda ma in Italia sarebbe la soluzione!

MozBlog

Amazon lancia in Inghilterra un nuovo servizio di consegna rapida in giornata che permette di ritirare il pacco direttamente anche nell’edicola sotto casa

Source: www.webnews.it

See on Scoop.itThe good & the bad of Social Networks

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Il futuro della manifattura, la manifatture del futuro

XXVI riunione scientifica annuale AiIG 2014

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Vedo per la prima volta il MAST , scenario esaltante.

Piccole fabbriche, flessibili, con robot con capacità di interagire con l’ambiente e tante stampanti 3 d per fare di tutto azzerando i lead time…

Fatte la parte tecnologica si dovrà capire l’impatto socio economico

Seguirà approfondimento

The succession in the company, a social duty

We read in these times of conflict within Luxottica, in fact, a real power struggle for the succession of the Patron Leonardo Del Vecchio has an empire to be divided among 6 children and a wife …

The Italian business success is characterized by great people can bring their ideas and willingness to best world levels.

However, these brilliant people, generally formidable on
product, market and finance have these 2 weakness points,
management and the second generation

management 
There is a moment in the growth of a successful company, in which the dimensions of the same start to run away from the hands of the entrepreneur or the few founding members, in my experience 2 events mark the achievement of this point, one dimensional, that is, say the company exports more than 50% of the product and leaves the size of a single place where everything happens, one of turnover in my experience corresponds to overcome the psychological and economic threshold of 50 Mln Euros
At this point serves structure, a commercial, logistical production and administration.
But … Who entrust this?

These base points and if the entrepreneur is illuminated knows how much to delegate control, it is called corporate culture

  • delegation
    trust
    governance

These behaviors encountered in business unenlightened, divide ut impera, denunciation and subjectivity characterize this style of management.

  • centralization 
  • distrust
  • surveillance

At this point comes into play the next generation

The enlightened entrepreneur,

rightly enriched gave well-being and income generation for the next 100 which has 2-way front

Understand if the children have talent, ability and desire to continue what was started and consequentially must prepare their programs of educational and experiential as to make them ready to join the company at the appropriate time (without haste, but after seeing and understand how they work excellence in the world)

If the children do not have what it takes to pursue .then should be given to business continuity management with a board of control, but with ample powers to the management not to interfere in the newspaper but reserving the property indicating the guidelines

The entrepreneur is not illuminated
Donate to the welfare of children who did not enjoy, puts them in a cocoon made ​​of the safety of his lifestyle and management, the school, yes, but not too much, around the world holiday for you but …
Teaches distrust those leeches managers and to have people trust them to do the spy …

On what might be the fate of these two types of company leaves you …

I open one last point

Succession as a social duty

If a company grows and is successful thanks to those who created it in the first place and those who work in the second round

At a time when it has to do with the reality that involve hundreds or thousands of people is in my opinion the duty of continuity in time and that’s why I think that the issues of managerial and second generation must take account of a moral duty to give continuity to the socio-economic enterprise, called Company

“Dal 2011 l’Italia non cresce più” La crisi è finita! siamo semplicemente più poveri…

L’Istituto di statistica ha rivisto al ribasso la variazione acquisita per il 2014 dal -0,2% di fine agosto al -0,3%. Con i nuovi parametri europei viene cancellata anche la crescita dello 0,1% registrato nell’ultimo trimestre del 2013. Il deficit peggiora al 3,8% nel primo semestre,

Crisi

Con il termine crisi , intendiamo qualcosa di transitorio, qualcosa che passa

Ma come possiamo definire crisi un momento economico, che fatto ,salvo il 2011 è in costante calo dal 2006 ?

Come possiamo chiamarla?

Stagnazione, deflazione? O molto più semplicemente ricollocazione verso il basso?

Come sistema siamo diventati più poveri, come dopo le due guerre,

Come dopo le due guerre dobbiamo ripartire .

Come dopo le due guerre serve, fame, grinta e chiarezza di idee da parte di tutti.

Le battaglie di posizione di questi anni sono servite solo a prolungare in molti l’illusione di svegliarsi al mattino e trovare tutto risolto.

Non è così

Dobbiamo fare sistema, diventare meritocratici e ricreare un sistema che abbia un univocità di interesse intorno al bene comune.

Solo quando saremo consci di essere fuori dalle prime 10 economie mondiali e che dobbiamo fare a sportellate con Korea per non farci raggiungere dal Vietnam, solo allora torneremo a crescere

http://www.repubblica.it/economia/2014/10/15/news/pil_con_le_nuove_regole_la_variazione_del_primo_trimestre_nulla-98147155/?ref=HRER3-1

Le successioni in azienda, un dovere sociale

Leggiamo in queste ore del conflitto in seno a Luxottica, di fatto una vera e propria guerra di potere per la successione del Patron Leonardo Del Vecchio che ha un impero da dividere tra 6 figli ed una moglie…

L’imprenditoria italiana di successo è caratterizzati da grandi persone in grado di portare le loro idee e volontà ai messimi livelli mondiali.

Tuttavia queste persone geniali , generalmente formidabili su
prodotto , mercato e finanza annaspano su 2 punti,
managerialità e gestione della seconda generazione

Managerialità
Esiste un momento ,nella crescita di un azienda di successo, in cui le dimensioni della stessa iniziano a scappar di mano al l’imprenditore o ai pochi soci fondatori, nella mia esperienza 2 eventi segnano il raggiungimento di questo punto, uno dimensionale , vale a dire l’azienda esporta più del 50% del prodotto ed esce dalla dimensione di un unico luogo dove avviene tutto , uno di fatturato che nella mia esperienza corrisponde a superare la soglia psicologica ed economica dei 50 Mln di euro
Giunti a questo punto serve struttura, un commerciale , logistico produttiva e amministrativa.
Ma… A chi affidare ciò ?
Delega
Fiducia
Controllo
Questi i punti base e se l’imprenditore è illuminato sa tanto delegare quanto controllare , si chiama cultura aziendale

Accentramento
Diffidenza
Sorveglianza
Questi i comportamenti che si incontrano negli imprenditori non illuminati, dividi ut impera, delazione e soggettività caratterizzano questo stile gestionale.

A questo punto entra in ballo la generazione successiva

L’imprenditore illuminato, giustamente arricchitosi ha dato benessere e rendita alle prossime 100 generazione per cui ha davanti 2 vie

Capire se i figli hanno talento , capacità e voglia di proseguire quanto avviato e consequenzialmente si deve preparare loro un percorso scolastico e esperienzale tale da renderli pronti ad entrare in azienda al momento opportuno ( senza fretta, ma dopo aver visto e capito come funzionano le eccellenze nel mondo)

Se i figli non hanno la stoffa per perseguire .allora va data continuità manageriale all azienda con un board di controllo ma con deleghe ampie al management evitando ingerenze sul quotidiano ma riservando alla proprietà l’indicazione delle linee guida

L’imprenditore non illuminato
Dona ai figli il benessere che non ha goduto, li inserisce in un bozzolo fatto delle sicurezze del suo stile di vita e management, la scuola sì, ma non troppo, in giro per il Mondo si ma per vacanza…
Insegna la diffidenza verso quelle sanguisughe dei dirigenti ed ad avere persone fidate che facciano la spia…

Su quali possano essere i destini di queste 2 tipologie di azienda lascia a voi…

apro un ultimo punto

Successione come dovere sociale

Se un azienda cresce ed ha successo è merito di chi l’ha creata in primo luogo e di chi vi lavora in seconda battuta

Nel momento in cui si ha a che fare con realtà che coinvolgono centinaia o migliaia di persone sorge a mio avviso il dovere della continuità nel tempo e per questo reputo che le problematiche di managerialità e seconda generazione debbano tenere conto di un dovere morale nel dare continuità a quella entità socio economica chiamata azienda

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Luxottica, the beginning of the end?

The title Luxottica began the week with a suspension on the stock exchange after an initial decrease of 10% compared to the previous Friday, in the wake of the resignation of CEO Enrico Cavatorta, appointed less than a month ago after the release of the previous AD Andrea Guerra . By the way, just last week, Cavatorta had sold out to the market 550 thousand shares of Luxottica Delfin, the holding company headed by the entrepreneur Leonardo Del Vecchio.

The Chairman of the Leonardo Del Vecchio, as reported by a press of Luxottica, has proposed to the board of directors to co-opt Massimo Vian, currently COO, with the role of co-CEO entrusted with the powers to the area of ​​operations and product and on an interim basis the proxies for corporate functions and markets.
The statement, issued Sunday night, also confirms the choice of a governance structure based on two CEO. While Vian take the place of Cavatorta, proceeds the process of selecting the co-CEO’s Market “on the basis of a list of high-profile candidates.”

Analysts at Citigroup have reacted to the news by announcing that you have cut the recommendation from buy to neutral, target price reduced from € 38.5 to € 47.

The headline in the morning was then re-admitted to trading, posting declines of between 6 and 8 percent.

A giant Luxottica is suffering as apparently the change of CEO following the exit of Andrea Guerra, in fact, reading analysis and commentary in the press, detro the scenes you read the struggle for succession between wife and 6 children of Leonardo Del Vecchio .

Apart from easy conspiracy, the consideration that springs to mind is the following, it is possible that Italian businesses, made of brilliant ideas and brave entrepreneurs always run the risk of sinking at the time of the change of generation?

I believe that form and define a second generation is really difficult, undecided between wanting to give their children the luxuries not enjoyed and willingness to give continuity.

To date, the facts tell us one thing, to grow the business, does not match the pace of cultural growth, much less a real ability to delegate and objective evaluation of the management.

In Germany, the holders of large groups, all of the third or fourth generation, sit in their board but leave the operations manager formidable because they have a full confidence, to the point that the word for CEO in German, Vorstand, it means people who sits in front of the Board.

In Italy we have the case in the sense of the situation due to chance, Sergio Marchionne, Manager of strength and rare insight, who joined Fiat in the world at a time of such despair, on the part of the property, such as to receive a mandate rare autonomy in Italy.

To this end, I would be curious to know tonight, at the end of the listing on Wall Street FCA, how much business has become in the meantime holder …

Well, the Italian employers’ companies are trying all the white knight to Marchionne, pity though few are really giving him the independence and confidence to …

I hope Luxottica quickly find a new equilibrium, since the action of Kering to produce their own glasses may become isolated if the leading manufacturer and distributor in the world is infilasse in the delirium of a war of succession ….

Luxottica, inizio della fine?

Il titolo Luxottica ha iniziato la settimana con una sospensione in Borsa dopo un avvio in calo del 10% rispetto alla chiusura di venerdì, sulla scia delle dimissioni del CEO Enrico Cavatorta, nominato meno di un mese fa dopo l’uscita del precedente AD Andrea Guerra. Tra l’altro, proprio la scorsa settimana, Cavatorta aveva venduto fuori mercato 550mila azioni di Luxottica alla Delfin, la holding che fa capo all’imprenditore Leonardo Del Vecchio.

Il presidente del gruppo Leonardo Del Vecchio, come riporta un comunicato di Luxottica, ha proposto al cda di cooptare Massimo Vian, attualmente COO, con il ruolo di co-CEO affidandogli le deleghe per l’area operations e prodotto e, ad interim, le deleghe per le funzioni corporate e mercati.
Il comunicato, diffuso domenica sera, conferma inoltre la scelta di una struttura di governance basata su due CEO. Mentre Vian prenderà il posto di Cavatorta, procede il processo di selezione del co-CEO Mercati “sulla base di una lista di candidati di elevato profilo”.

Gli analisti di Citigroup hanno reagito alla notizia annunciando di avere tagliato la raccomandazione a neutral da buy, con target price ridotto a 38,5 euro da 47 euro.

Il titolo in mattinata è stato poi riammesso alle negoziazioni, registrando ribassi tra il 6 e l’8 per cento.

Un colosso come Luxottica sta soffrendo apparentemente il cambio di CEO a seguito dell’uscita di Andrea Guerra , in realtà, leggendo analisi e commenti sulla stampa, detro le quinte si legge la lotta per la successione tra Moglie ed i 6 figli di Leonardo Del Vecchio.

A prescindere da facili dietrologie, la considerazione che mi sorge spontanea è la seguente, com’è possibile che l’imprenditoria italiana, fatta di brillanti idee ed imprenditori coraggiosi corra sempre il rischio di naufragare al momento del cambio di generazione?

Reputo che formare e definire una seconda generazione sia veramente difficile, indecisi tra il voler dare ai propri figli gli agi non goduti e la volontà di dare continuità.

Ad oggi i fatti ci dicono una cosa, al crescere delle imprese, non corrisponde di pari passo una crescita culturale e men che meno una real capacità di delega e valutazione oggettiva del management.

In Germania i titolari dei grandi gruppi, tutti di terza o quarta generazione, siedono nei loro board ma lasciano l’operatività a manager formidabili perchè godono di piena fiducia, al punto che la parola che indica Amministratore delegato in tedesco , Vorstand, indica colui che siede di fronte al Board.

In Italia abbiamo il caso , nel senso , di situazione dovuta al caso, di Sergio Marchionne, manager di forza e visione rara, che è entrato nel mondo Fiat in un momento di tale disperazione, da parte della proprietà, tale da ricevere un mandato di rara autonomia in Italia.

A tal fine sarei curioso di sapere stasera, alla fine della quotazione a Wall Street di FCA, di quanta azienda sia divenuto nel frattempo titolare…

Bene, le aziende padronali italiane cercano tutte il cavaliere bianco alla Marchionne, peccato però siano veramente poche a dargli l’autonomia e fiducia necessaria…

Spero Luxottica trovi rapidamente un nuovo equilibrio, visto che l’azione di Kering di produrre in proprio occhiali potrebbe diventare non isolata se il principale produttore e distributore al mondo si infilasse nel delirio di una guerra di successione….

http://www.pambianconews.com/2014/10/13/cavatorta-si-dimette-luxottica-gelata-in-borsa-154324/

Franco Gabrielli ” è come andare al fronte con una scatola di aspirine “

Di Seguito uno stralcio dell’intervista rilasciata dal Capo della Protezione Civile Franco Gabrielli, dal 1985 al 2000 ho fatto il volontario di Pubblica Assistenza e sono stato volontario della Protezione Civile, mai avrei pensato di leggere una cosa del genere, non solo incuria ma la totale perdita dei valori di Stato, Senso Civico , Bene Comune.

Giusto la settimana scorsa mi sono re iscritto alla mia vecchia associazione di Pubblica Assistenza a Bologna, da 300 volontari che eravamo siamo 30!

Tanto da fare, ma CE LA FAREMO!

“Lo Stato è impotente. Nelle condizioni attuali, come s’è visto giovedì a Genova, non è in grado di tutelare le vite dei cittadini. E la Protezione civile è senza mezzi, è come se mi avessero mandato sul fronte con una scatola di aspirine per una guerra non voluta da me”. Il capo della Protezione civile è in auto in viaggio da Brescia a Milano quando risponde alle domande diRepubblica, sotto (manco a farlo apposta) un violento acquazzone. “Qui piove come dio la manda”, sbotta.

Franco Gabrielli, di chi è la colpa dei morti e dei danni provocati dai disastri ambientali?
“Una previsione meteo è stata sbagliata, ma da qui a crocifiggere chi ha sbagliato ne corre. La colpa di Genova, e di tutte le calamità che stanno accadendo, è del grande deficit culturale del nostro Paese sul tema della protezione civile”.

Può fare qualche esempio, magari riferito al mondo dei politici?
“Nel 2013 il governo s’è dimenticato di finanziare il Fen, il Fondo per l’emergenza nazionale. Lo ha fatto poi nel 2014 stanziando 70 milioni di euro.

Sono tanti o pochi?
“Lo sa a quanto ammontano i danni accertati per 14 delle 21 emergenze nazionali dichiarate negli ultimi tre anni?”

Lo dica lei.
“Due miliardi e 300 milioni, un miliardo e 900 i danni pubblici, gli altri subiti dai privati”.

È per questo che dice che lo Stato è impotente, non in grado di tutelare le vite dei cittadini in caso di disastri provocati dal maltempo?
“Io pongo il problema che in questo Paese, a distanza di 30 mesi da quando sono stati stanziati i fondi, si stia ancora dietro alla carta bollata, quando giovedì un uomo è morto e una città è andata sotto. I 35 milioni per il torrente Bisagno, non spesi per una girandola di ricorsi dopo l’assegnazione della gara, è uno scandalo della burocrazia pubblica. In questo caso, legato ai lunghi tempi della giustizia amministrativa”.

http://genova.repubblica.it/cronaca/2014/10/12/news/gabrielli_accusa_come_una_guerra_e_questo_stato_impotente_non_sa_difenderci-97902619/?ref=HREA-1