Direttamente da un autobus romano guidato dal Emerson Fittipaldi…
Chi vi faceva sognare di più , cari ragazzi del ’76?
Autore: Paolo Zanella
Rush un film e dire io c’ero

Curioso , stasera su Sky trasmettono Rush, il film di Ron Howard sul campionato di Formula 1 del 1976
Avevo. 9 anni ma i ricordi sono ritornati vividi, nel 1975 mio padre mi aveva portato a Monza a vedere il GP, quale emozione sentire rombo dei motori, vedere la Ferrari del mio idolo Niki Lauda!
Così iniziò la passione che ancora oggi porto con me che ho trasmesso ai miei figli, vedere un pilota sfrecciare più veloce , sapendo unire talento a tecnologia.
Così iniziò una passione che mi portava a rispondere a chi mi chiedeva cosa volessi far da grande ” Lavorerò alla Ferrari!”
Così ho avuto il privilegio di essere un manager della casa del cavallino rampante nel lustro di massimo successo di Schumy!
Ma senza Niki senza la sua macchina rossa e bianca , nulla ci sarebbe stato
Ricordo ancora l’incidente al Nürburgring , ero in villeggiatura, non c’era la telecronaca, le notizie erano incerte ed in prima battuta infauste .
Vedere Niki ricomparire a Monza fu veramente un trionfo della volontà della forza dell’uomo.
Ho già visto il film, mi ha commosso nel suo essere una foto in cui i piloti erano realmente gladiatori che rischiavano la pelle ogni volta che salivano in macchina.
Howard ha intelligentemente romanzato la sfida tra Lauda ed Hunt creando un rapporto di odio amore cavalleresco e descrivendo quella sana follia che segnava la gente della formula uno del tempo.
Non voglio dire che allora fossero meglio di oggi, no , le macchine erano veramente assurde i circuiti pure,ma lo spessore umano era altissimo.
Grazie Niki, Grazie Ron
Bomba nell’occhialeria veneta, o nuovo modello di business?
Il Mondo dell’occhialeria vede il gruppo Kering ( www.kering.com , Gucci , YSL, Puma ) mettersi in proprio nella produzione e distribuzione di occhiali
La notizia è arrivata mercoledì sera, con una nota di Kering, in cui il colosso francese del lusso guidato da François Pinault annuncia la partenza del progetto per riportare in casa la progettazione e la vendita dei propri marchi finora concessi in licenza.
Questa notizia ci permette di vedere un aspetto del mondo dei beni di lusso, tanto diffuso quanto poco conosciuto, la produzione e vendita in licenza
Se uno produce borse e vestiti mettersi a produrre occhiali può essere complicato ed oneroso, così chi ha la competenza si accolla il costo della produzione e della distribuzione, con tutti i rischi commerciali del caso, e concede al licenziatario una fee intorno al 15%.
Esistono casi di licenze produttivo, distributive così come di tipo geografico le quali si prendono carico di interi mercati, un caso classico lo abbiamo trovto ed in parte esiste ancora in Giappone, Korea e Cina, dove tanti marchi consegnano direttamente a distributori piuttosto che lasciare produrre il proprio marchio, con linee di prodotto che possono essere sviluppate direttamente dal distributore il tutto per un pagamento di una fee a fronte del fatturato.
Il modello economico distributivo, nel frattempo si è evoluto seguendo l’approccio di top brand quali LVMH ( www.lvmh.com ) piuttosto che Hermes ( www.hermes.com ) basato su un modello retail ( vale a dire di negozi monomarca di proprietà), modello che permette i seguenti elementi competitivi :
- massimo livello di controllo dell’offerta, immagine, approccio al cliente
- massimizzazione del margine , non dovendo transitare da intermediari
- poter fare a meno della campagna vendite in show room, con un vantaggio di almeno 1 mese nella collocazione del prodotto nei negozi
Ecco che , a prescindere dalla “vendetta” dell’ex AD di Safilo il punto è che 350 mln di fatturato che rendono solo 50 mln di fee, generano la volontà di non regalare margine a terzi.
è altresì chiaro che non ci si inventa produttori d’occhiali, che va creata la struttura che avrà un costo e soprattutto, a prescindere dalla propria rete distributiva si dovrà fare i conti con il fatto che le principali reti di vendita degli occhiali sono in mano ai produttori stessi.
Sarà una bella sfida…
A power outlet can become a tourist attraction?
The automotive world is destined, in my humble opinion, but I’m 20 years we slam the nose, in these 2 scenarios:
- While remaining the prestige brands (Ferrari, Porsche, Bentley, etc.) the car is destined to become a commodity
- the future is electric traction
Well, if we start from this assumption we see how large groups, especially Toyota with its 10 year head start on the hybrid, BMW series with the “I” and the phenomenon that Tesla wants to become the Intel of the technology of electric propulsion with its logic open source, they are working on it.
Well well, the current limit of electric traction is autonomy, it ranges from 100 to 500km, but maybe if I have the right connection in the house that covers me with no problems the way home – work and short trips, the same can not be said if I wanted to move far from my house.
it’s like when you have a car LPG, in one way or another you have to support a network of refueling points, the only difference being that we use to make gas the same time to fill the tank of diesel fuel for which the ‘operation is conceptually fast.
Recharge batteries instead is, with current technology, a different matter, takes time, and the more time passes the more autonomy you have.
With the current systems in 30 minutes you get d 20 to 30 km range, or with instruments such as the Super Charger Tesla will get 250 km
What does this mean, that to charge the battery will lean to places that provide other services, from catering to the supermarket, to the sport at the cinema.
In the cities it will be easy to find this combination, we think of shopping malls or cinemas, out of the city if we enter into the logic of having a fast charging point every 150-200 km opportunities arise …
I go to my beloved Dolomites Sappada and I hypothesize a scenario.
The tourist has elettica car, a I3 or a Tesla, must necessarily assess where and how to charge the car, the action to meet this requirement can be summarized as follows:
hotels provide overnight charging, low investment and service to offer as a plus
special places for recreation (Golf, Tennis, Theme Parks) join and offer the service of fast charging, allowing transit between various locations
Here, I go to the restaurant and reloading the car or I’m going to play golf and reloading the machine, what does this mean?
It means creating a network location ‘”Super Charger”, today absolutely elitist, but surely recall.
Well, what to expect, my dear friends and neighbors Sappada to do first?
Let’s talk!
Puo’ una presa elettrica essere un occasione di sviluppo turistico?
Il mondo dell’automobile e’ destinato , a mio modesto avviso, ma sono 20 anni che ci sbatto il naso , a questi 2 scenari:
- Pur rimendendo i marchi di prestigio ( Ferrari, Porsche, Bentley etc.) l’automobile e’ destinata a diventare una commodity
- il futuro e’ la trazione elettrica
Bene, se partiamo da questo presupposto vediamo come i grandi gruppi , in particolar modo Toyota con i suoi 10 anni di vantaggio sull’ibrido, BMW con la serie “I” ed il fenomeno Tesla che vuol diventare la Intel della tecnologia della trazione elettrica con la sua logica open source si stiano dando da fare.
Bene bene, il limite attuale della trazione elettrica e’ l’autonomia, si varia dai 100 ai 500km ma se magari ho il giusto collegamento in casa che mi copre senza problemi il casa – lavoro , lo stesso non si puo’ dire se mi volessi muovere fuori da casa mia.
E’ un po’ come quando si ha una macchina a Gas, in un modo o nell’altro ti devi appoggiare ad un network di punti di rifornimento, con la sola differenza che a far gas ci impieghi lo steso tempo che a riempire il serbatoio del gasolio per cui l’operazione e’ concettualmente rapida.
Ricaricare batterie invece e’, con le tecnologie attuali un altro discorso, serve tempo, e piu’ tempo passa piu’ autonomia si ha.
Con i sistemi attuali in 30 minuti si ottiene d 20 a 30 km di autonomia , oppure con strumenti come il Super Charger di Tesla si ottengono 250 km
Questo cosa significa, che per caricare la batteria servira’ appoggiarsi a luoghi che forniscano altri servizi, dalla ristorazione al supermercato, allo sport al cinema.
Nelle citta’ trovare quest’abbinamento sara’ facile, pensiamo ai centri commerciali o ai cinema, fuori dalle citta’ se entriamo nella logica di avere un punto di ricarica veloce ogni 150-200 km sorgono le opportunita’…
Vado alle mie adorate Dolomiti ed ipotizzo uno scenario.
Il turista dotato di auto elettica, una I3 o una Tesla, deve per forza valutare dove e come caricare la vettura, l’azione per venire incontro a questa esigenza si puo’ cosi’ sintetizzare:
- gli alberghi forniscono la ricarica notturna, basso investimento e servizio da offrire come plus
- luoghi particolare di svago ( Golf, Tennis, parchi tematici ) si uniscono ed offrono il servizio di ricarica veloce, permettendo cosi’ il transito tra le localita’ varie
Ecco, vado al ristorante e ricarico la macchina o vado a giocare a golf e ricarico la macchina, questo cosa significa?
Significa creare una rete di localita’ “Super Charger” oggi assolutamente elitaria ma di sicuro richiamo.
Bene, cosa aspettiamo, cari miei amici e compaesani sappadini a farlo per primi?
Parliamone!
Come accontentarsi di poco…
Leggo in questi giorni ho visto i provider telefonici farsi pubblicità sulle loro prestazioni di download a 8,5 mb/s
Ottimo, prestazioni e servizio, poi inizio a chiedermi come mai, quando vivevo in Germania la rete era così più veloce?
ed ecco quà!
La nostra velocità media, e non il picco di 8,7, è 4,71 MB/s!
Siamo alla posizione 43 nel mondo!per non parlare dell’upload
Approfondisco la ricerca e scopro un sito inglese www.netindex.com che analizza in tempo reale le velocità ed affidabilità delle reti ed ha un indice interessante, la percentuale di affidabilità rispetto al nominale venduto, insomma ti vendo 10 mb/s ma a quanto viaggio?
ecco la media per area geografica
87.5 %
ed in Italia?
62.7%!!!!!
Questo è il Digital Divide, vale a dire la mancanza di investimenti fatti quando era il tempo , ma anche la necessità di farli per … Ieri
Bene ho parlato nel mio post precedente di non volermi piangere addosso e non lo faccio nemmeno adesso, ma guai a non cogliere l’opportunità!
Lascio a voi le conclusioni e non traduco in inglese il post.
Un arcobaleno per guardare al domani
Carissimi
Nel momento in cui ho deciso di aprire questo blog avevo in mente un oggetto in cui soddisfare il mio ego ed il mio narcisismo in una logica di personal branding, e d’altronde se non ve ne fosse un pizzico non starei a far leggere quello che penso ad un gruppo di belle persone.
Bene, in queste prime settimane, ho scoperto altro, l vostri feedback, la partecipazione , sono stati tali e tanti da farmi capire che un blog , come altri strumenti della rete, può essere utilizzato in due modi:
- Lo uso per dire a che ora vado in bagno ( ECHISSENEFREGA!)
- lo uso per condividere un evento o un pensiero
e quì scatta la scintilla, la scintilla di quello che ci può rendere tanto geniali quanto malvagi, la capacità di esperimere un concetto e di trasmetterlo al di fuori dei 10 amici che ci guardano con tenera tolleranza…
Ecco a fronte di tutto ciò mi sembra il caso di declinare meglio cosa desidero realizzare con questo blog, blog destinato a chi ha a cuore la parte bella , sana , del mestiere chamato manager, inteso come la possibilità di interagire con processi, flussi e soprattutto persone per il reggiungimento di un unico e chiaro obiettivo, “il bene comune”
C’è chi è bravo a farlo nella medicina, chi con la cucina, chi con un eggetto meccanico, ma tutti hanno un elemento comune
trasformare idee in progetti e progetti in realtà.
Ecco , si dirà che parlare di idee, progetti e realtà nell’Italia della grande crisi di inizio secondo millenio sia utopistico, forse, ma se non perdiamo la fiducia nelle nostre capacità, e non ci lasciamo tentare dal lato oscuro della forza ( sorry sono cresciuto a pane e Luke Skywalker) bene,
Se sapremo leggere le cose che non vanno come opportunità invece che lamentarci, allora sapremo cambiare strada.
Un giorno ero sul bordo di un lago nella mia Sappada ( un piccolo gioiello dove si sono incrociati veneti, austriaci e friulani, tanto bello e delicato quanto specchio dell’Italia di oggi) bene ero sul bordo del piccolo lago della valle dei silenzi ed una signora , tanto elengante quanto anziana, mi racconta la sua vita , nata a Trieste, emigrò bambina in Australia dove si sposò felicemente e da dove ogni anno tornava in Italia per le vacanze.
Una cosa mi toccò, una sua frase “La cosa che oramai contraddistingue gli italiani è la loro capacità di piangersi addosso senza guardare al domani”. Vero.
Verissimo
Guardiamo al domani aspettando un demiurgo, un evento un “botto”, un qualcosa che venga da fuori che risolva tutto, la pillola miracolosa.
Ma quella pillola non esiste se non la fabbrichiamo noi!
A Natale 2013 Londra era tappezzata da un bellissimo manifesto “Share the Hope” condividiamo la speranza, ecco non voglio invocare l’ottimismo forzato, no , realismo e tirarsi su le maniche, ma voglio dire anche basta al vedere sempre il mezzo vuoto od il lato oscuro, se non sapremo trasfomare in opportunità le gravi mancanze di questo momento, lì sì che falliremo!
Ecco tutto questo per sintetizzare quanto è mia intenzione scrivere in questo blog, scrivere di cose che vanno e che non vanno ma che si possono aggiustare e chiedere aiuto su questo, non tanto per condividere una speranza, ma una fiducia per guardare al domani lasciando ai nostri figli un mondo migliore di come l’ha lasciato a noi chi ci ha preceduto.
Scriverò tanto di Supply chain , intesa come opportuità di crescita, di management come rispetto dell’uomo, di turismo, perchè deve diventare il Nostro futuro, delle cose belle che abbiamo e che ci devono rendere orgogliosi del nostro essere , giorno dopo giorno
Grazie
Paolo
Un meeting speciale!
Ho appena terminato il meeting di preparazione della presentazione del 10 settembre , con Franco Fantuzzi, suo figlio Daniele, Giuseppina Massara e Fausto Lupetti.
Ho avuto il privilegio di esser parte di un momento di grande energia creativa e confronto intellettuale, lo stesso che mi ha suscitato le prima lettura di “Eccellenza competitiva e distintiva”.
Puro divertimento che speriamo di riuscire a trasmettervi tra una settimana…
E con questo lancio un sassolino
Tesla alla conquista della Cina
Articolo interessante che ci fa vedere come sia cambiato il mercato cinese.
The Global Sourcing still has a reason to exist?
I am asking the question …
I publish an intervention group Linkedi Reshore Italy to understand what has happened in recent months
over the past 20 years, and especially in the last 10 the concept of globalization has been crossed, at least in Italy, with that of Global Sourcing, the Eldorado of Low cost country (LCC) has attracted dozens of companies seeking low labor costs and energy costs interesting ‘productivity’ leaves something to be desired, it takes 4 to make one, but they cost a tenth …
True, very true, but …
- the lack of a control room
- ignorance about the uses and customs of the local
has led to a series of more or less harmful damage,
Do not be approached everything in logic TCO (Total Cost of Ownership), with a true cost analysis, and becoming fascinated not only by the price, has given rise to serious errors
A legal system is not clear and a lot of corruption have also driven supply chains in the places desired by the supplier and not by customers.
Finally, in China, who has made the system (Germany ahead of all) is working with the government and entered into the economic fabric of the area (not only in China), Italians have been unable to create structural interventions.
Today we talk about Glocal, that seek competitive suppliers for local markets, real interesting, but be careful not to give away techniques and skills which will then be used by the local competition.
What to do?
1 – weigh the cost of actions in logic
2- attention to the technical and managerial
3-reasoning over the medium to long term (where I’ll be in 5 years and between 10?)
I am asking the question ….




