La crisi è quando il vecchio muore e il nuovo non può nascere

Leggo casualmente questa definizione e mi si illumina un mondo, una chiave di lettura su quanto avvenuto in questi anni, dove gli ultimi 7 sono solo il punto di esplosione di un ventennio scellerato, in cui il concetto di singolo ha preso il sopravvento sul concetto di comunità e dove tutto ciò ha un elemento caratterizzante, non aver generato il nuovo.

Oggi la necessità ci dovrebbe portare naturalmente verso il nuovo, ma in realtà restiamo aggrappati con tenace disperazione al vecchio, come naufraghi ad una tavola di legno.

Ma cos’è il nuovo?

Sostenibilità ma anche coraggio, curiosità, voglia di crescere e capacità di scardinare i paradigmi possono essere una chiave, ma anche il saper superare il concetto di singolo fine a se stesso e come tale distruttivo, a favore di un nuovo, o forse antico, significato di comunità in grado di lavorare per il bene comune.

Sarà utopia?

Non lo so, ma so che se non generiamo un nuovo modello avremo solo un alternativa, il declino.

#backtoitaly Etica e Business possono convivere?

Sì possono convivere e possono diventare un valore.

Mi spiego, a valle della polemica innescata dall’ennesimo servizio di Report sul mondo della moda, dove ad eccellenze di prodotto si possono, in alcuni casi, come evidenziato nel servizio, trovare casi di ricerca spasmodica del prezzo minimo d’acquisto per ottenere il miglio moltiplicatore di vendita possibile.

Bene, ho parlato di prezzo e non di costo, perchè ho visto troppe volte sbandierare prezzi incredibilmente bassi in capo al mondo per poi scoprire solo alla fine ( a volte solo a bilancio) che il costo per portare a casa queste produzioni econimicissime non era poi così vantaggioso.

Logistica, Qualità, Efficienza, tutti elementi che messi sul piatto portano a costi ben più alti.

Ma l’etica?

L’etica è difficile da conteggiare, vero, ma è un valore e non solo morale, avere una filiera certificata e controllata ( sì il cliente finale DEVE fare il carabiniere verso il proprio fornitori, nonostante quanto affermato da qualcuno) permette sicuramente di evitare di rimetterci la faccia, se giornalisti o enti di controllo ci mettono il naso e permette di avere un reale controllo di costi e qualità.

Ieri passavo davanti una Boutique con prodotti di grandi marche dove era in bella vista il cartello :

“Vendita promozionale piumini e montoni , sconto 30%”

L’effetto Report ha colpito ed ha generato un reale danno economico non solo a Moncler.

Mi piacerebbe però capire una cosa, quanto sarebbe “costato” avere una filiera “Etica” rispetto al danno d’immagine subito?

Ho avuto la grande fortuna di lavorare in grandi società del lusso, che pur avendo grande attenzione verso la massimizzazione degli utili, avevano capito già all’epoca l’importanza commerciale ed economica di un approccio etico.

Ho gestito in prima persona la certificazione SA8000 ( http://it.wikipedia.org/wiki/SA_8000 ) per  un brand di questi gruppi, ed è stata affrontata con la serietà e competenza al pari di una certificazione ISO9000.

Ecco, ecco perchè reputo che “dimenticarsi” di un approccio etico possa essere solo sottovalutare un valore non solo morale ma anche economico

Backtoitaly ,per non far la fine delle oche…

Siamo tutte oche?

Ieri sera mi arriva un sms…”butta un occhio su Report, parla di lusso e produzione all’estero”

La puntata di Report , www.report.rai.it , il noto programma di giornalismo d’inchiesta di Milena Gabanelli, http://it.wikipedia.org/wiki/Milena_Gabanelli , ritorna sul mondo della produzione dei beni di lusso, sulle loro marginalità e sulla ricerca di mercati di produzione sempre più economici.

Produrre beni di lusso parte sicuramente dalla massimizzazione del margine, ma a fronte di ciò si deve comunque ed in ogni caso mettere in pista un approccio di eccellenza nei materiali e nello sviluppo, che deve essere l’elemento di differenza rispetto gli altri competitors.

Lascio a chi legge la visione della puntata di Report

Quello che si evidenzia sono 3 elementi.

  • Non eticità della filiera , sia nell’uso della materia prima , sia nella localizzazione in aree non riconosciute dall’ONU, ma le certificazioni SA8000 renderle obbligatorie?
  • L’impressione che la qualità del prodotto sia decisamente inferiore alle attese (?!?!?!)
  • Una mancanza di lungimiranza di modello economico in un momento di back reshoring

Da tempo scrivo di back reshoring e di neo internazionalizzazione.

BACK RESHORING

Il back reshoring si sta sviluppando per l’incremento dei costi di produzione nel Low Cost Country (LCC) dovuti non solo dall’aumento delle retribuzioni, ma dalla bassa produttività e dai costi accessori di qualità e logistica , i 5 euro ora citati nel servizio di report, molto probabilmente sono 11-12 in logica TCO ( Total Cost of Ownership).

Il rientro delle manifatture permetterebbe :

  • Un significativo incremento di posti di lavoro (600.000 posti persi in Italia negli ultimi anni)
  • Una filiera controllata ma competitiva in Italia
  • Un reale valore aggiunto dato dal “real made in Italy”

NEO INTERNAZIONALIZZAZIONE

Andare all’estero per conquistare l’estero, ecco cosa è la Neo Internazionalizzazione, le aziende italiane comeptitive esportano più dell’ 80% del fatturato, bene, queste sono aziende che possono e spesso devono andare all’estero per essere più competitive, non sulla produzione che rientra in Italia per essere distribuita nel mondo, ma per i mercati locali!

Il modello tedesco di espansione in Cina, ad esempio, è vero che ha radici antiche e profonde nel passato, quando gli esploratori mandati ad aprire la prima fabbrica Audi sembravano più emuli di Marco Polo che uomini di industria.

Bene oggi i grandi gruppi tedeschi, che hanno in testa alla propria forza commerciale il Cancelliere, si pensi alle 7 visite di Angela Merkel in 10 anni in Cina, sempre accompagnato dai Geschäftsführer delle principali aziende tedesche , azioni che hanno portato non solo a costruire automobili, ma treni, aerei, componentistica, tutta finalizzata al mercato locale.

Oggi abbiamo un opportunità, data dai costi troppo alti in oriente, ma per cogliere la palla al balzo il governo italiano DEVE creare l’equivalente della RESHORING INITIATIVE ( www.reshorenow.org )

  • Sgravi fiscali su nuovi investimenti
  • Supporto burocratico tramite tavoli unici
  • Supporto politico-sociale che enfatizzi i risultati rendendoli meritori

Siamo davanti all’ennesimo treno/opportunità, riusciremo a perderlo ancora?

The succession in the company, a social duty

We read in these times of conflict within Luxottica, in fact, a real power struggle for the succession of the Patron Leonardo Del Vecchio has an empire to be divided among 6 children and a wife …

The Italian business success is characterized by great people can bring their ideas and willingness to best world levels.

However, these brilliant people, generally formidable on
product, market and finance have these 2 weakness points,
management and the second generation

management 
There is a moment in the growth of a successful company, in which the dimensions of the same start to run away from the hands of the entrepreneur or the few founding members, in my experience 2 events mark the achievement of this point, one dimensional, that is, say the company exports more than 50% of the product and leaves the size of a single place where everything happens, one of turnover in my experience corresponds to overcome the psychological and economic threshold of 50 Mln Euros
At this point serves structure, a commercial, logistical production and administration.
But … Who entrust this?

These base points and if the entrepreneur is illuminated knows how much to delegate control, it is called corporate culture

  • delegation
    trust
    governance

These behaviors encountered in business unenlightened, divide ut impera, denunciation and subjectivity characterize this style of management.

  • centralization 
  • distrust
  • surveillance

At this point comes into play the next generation

The enlightened entrepreneur,

rightly enriched gave well-being and income generation for the next 100 which has 2-way front

Understand if the children have talent, ability and desire to continue what was started and consequentially must prepare their programs of educational and experiential as to make them ready to join the company at the appropriate time (without haste, but after seeing and understand how they work excellence in the world)

If the children do not have what it takes to pursue .then should be given to business continuity management with a board of control, but with ample powers to the management not to interfere in the newspaper but reserving the property indicating the guidelines

The entrepreneur is not illuminated
Donate to the welfare of children who did not enjoy, puts them in a cocoon made ​​of the safety of his lifestyle and management, the school, yes, but not too much, around the world holiday for you but …
Teaches distrust those leeches managers and to have people trust them to do the spy …

On what might be the fate of these two types of company leaves you …

I open one last point

Succession as a social duty

If a company grows and is successful thanks to those who created it in the first place and those who work in the second round

At a time when it has to do with the reality that involve hundreds or thousands of people is in my opinion the duty of continuity in time and that’s why I think that the issues of managerial and second generation must take account of a moral duty to give continuity to the socio-economic enterprise, called Company

Dimmi che obiettivi hai e ti dirò che capo hai…

Dare un obiettivo aziendale non è facile, anzi, è una somma di elementi peculiari di area con elementi aziendali, ma sbagliarlo è semplicissimo, basta non ragionare in modo organico senza dare ai numeri il giusto peso, sommando mancanza di oggettività e competenza.

L’oggettività dei dati, dei numeri viene spesso stravolta a favore di elementi soggettivi non tangibili, ed oggi nel mondo aziendale capita che al numero si preferisca altro: la ricerca di cavalieri bianchi che non esistono o millantano di essere tali

Prendiamo un esempio, molti sono stati tentati, in questo periodo complicato, di spingere sulla leva costi  per mantenere o migliorare la marginalità, questa teoria, a mio avviso molto bella ed efficace, si basa su azioni pesanti sul ciclo passivo ( riduzione costi d’acquisto e struttura) e permette di incrementare la marginalità con tempistiche e costi nettamente inferiori di una campagna di espansione commerciale .

Bene , condizione fondamentale è mantenere le situazioni di contorno inalterate o migliorate.

Mi spiego, se faccio un azione crash sui costi d’acquisto riducendo il prezzo di acquisto del 3% con un impatto sul bilancio pari al 2% , non posso incrementare o peggio, usare selvaggiamente, la leva sconti sul lato vendite!

Nel dettaglio  se alla parte Supply Chain viene, giustamente, assegnato un obiettivo sull’efficienza acquisti ( vale a dire, quanto risparmio, dato un budget di spesa di riferimento) , alla parte commerciale spesso si tende a dare il fatturato venduto.

E quì crolla il castello!!!

Salta all’occhio l’incompatibilità dei due obiettivi a meno che non venga inserito un parametro comune stringente ( Marginalità, Ebit, indici rotazione ).

Pensiamo a Logistica ed Acquisti, se oltre al margine non metti una comunanza di obiettivo sui magazzini, in termine di indice di rotazione e colleghi il tutto al livello di servizio della produzione, avrai sempre il rischio di lotti enormi, in magazzini con mix mal composti per restare bassi, che portano a ritardi di consegna per mancanza di prodotto.

Sbagliare gli obiettivi è pari allo sbagliare i collaboratori, porta l’azienda lontano dal suo obiettivo e ne mina le fondamenta a causa di un motivo semplice, passare dall’oggettività dei dati alla soggettività delle valutazioni di facciata ma non di contenuto.

Ne parleremo ancora…