Cappuccetto Rosso non era sola…

La favola di Cappuccetto rosso, una tra le più celebri del mondo, è giunta a noi in due versioni: quella seicentesca di Perrault, dove il lupo divora la bambina, e quella ottocentesca dei fratelli Grimm, dove un cacciatore apre la pancia della bestia e ne fa uscire nonna e nipotina sane e salve. La tradizione letteraria ha tuttavia completamente ignorato i temi che appartengono alle versioni popolari e orali della storia, che nel saggio vengono proposte e commentate per la prima volta.

Una delle varianti rimaste in ombra riguarda la domanda che il lupo rivolge alla bambina: «Dimmi, Cappuccetto, quale strada prenderai: quella degli aghi o quella delle spille?», indicando con la prima il lavoro di cucito e di ricamo e con la seconda la cura in funzione del corteggiamento. I due oggetti, entrambi puntuti e pronti a ferire, rinviano al sangue e alla pubertà femminile oltre che alla contrapposizione tra seduzione e cura domestica, tra giovani ragazze e donne mature.

Un elemento presente in tutte le versioni orali riguarda proprio la contrapposizione generazionale, che porta inconsapevolmente Cappuccetto rosso a mangiare un pezzo della nonna, vero e proprio “pasto sacrificale” in cui la giovane incorpora la vecchia. In questa prospettiva, la favola si allontana dal generico avvertimento sui pericoli della vita per tratteggiare un percorso iniziatico tutto femminile, legato ai temi e ai riti della crescita, alla capacità di fare figli e alle tecniche – cucire e sedurre – che consentono di addomesticare la società tradizionale e maschile.

Sommario

Prefazione (A. Palmonari). L’ago e la spilla. La nonna dimenticata. Il buon uso degli spilli. Un pasto fortificante. Giocare a nascondino. Chi ha mangiato la focaccia? La casa nel bosco. Un lupo troppo popolare.Versione del Nivernese.Racconto della nonna [mère-grand] (v. 1, Delarue).Versione del Velay. La figlia e il lupo (v. 25, Delarue). Versione della Turenna (v. 13, Delarue). Versione di Charles Perrault. Le Petit Chaperon rouge. Versione dei fratelli Grimm. Rotkäppchen.

Note sull’autrice

Yvonne Verdier (1941-1989), etnologa e sociologa, si è fatta conoscere con un libro rivoluzionario comparso nel 1979 da Gallimard, Façons de dire, façons de faire: la laveuse, la couturière, la cuisinière,inchiesta di testimonianze femminili raccolte nel villaggio di Minot, in Borgogna. È stata autrice di articoli e saggi sui racconti popolari e del volumeCoutume et destin (Gallimard 1995), uscito postumo.

Furla e Mario Testino, il balzo in avanti

Da ADN Kronos

“Questo è un momento molto stimolante e positivo per Furla. Siamo orgogliosi di aver siglato la partnership con un’artista del calibro di Mario Testino. La sua creatività proietterà Furla nella prossima fase della sua evoluzione globale”, dichiara l’amministratore delegato Eraldo Poletto.

“Furla – sottolinea Testino – è energia, vita e colore. Quando osservo un prodotto Furla immagino che chiunque lo indossi viva un bellissimo momento. Quello che stiamo iniziando insieme è davvero un grande viaggio”.

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20 Gennaio Eccellenza Competitiva, siamo a Reggio Emilia!

L’evento, moderato da Paolo Zanella Operation Opertions Advisor Automotive e Luxory Goods con l’editore Fausto Lupetti., punto di riferimento della comunicazione italiana.

In questi particolari momenti dominati da conflitti ideologici e mono paradigmatici, quando anche una vignetta scatena violenze infami, saper affrontare la vita quotidiana con una apertura mentale multi paradigmatica aiuta a comprendere ciò che sta accadendo intorno a noi.

Non sarà quindi una semplice presentazione. Sarà un momento di crescita personale e professionale dedicata a chiunque desideri migliorare la propria efficacia personale nelle relazioni di lavoro e di piacere.

Si parlerà degli strumenti relazionali che aprono verso il futuro:

marketing, pubblicità, comunicazione proattiva, di come sia possibile aumentare le opportunità di successo aprendo la mente a nuove visioni del mondo, a negoziare ritrovando l’abbondanza delle opportunità, a come la personale capacità di essere proattivi aiuti a costruire relazioni costruttive e durature nell’ ottica di vincere insieme.

Di questo e di tanto altro ne parleremo costruttivamente

Italia-Germania storia di un odio-amore

Conosco la Germania da quando avevo 16 anni, ero a Dinkesbuhl per il quart’anno di Liceo, il muro era ben solido ed i programmi televisivi iniziavano sempre con il saluto ai fratelli dell’Est.

Negli anni ho lavorato con i tedeschi sia come dipendente, come fornitore ,come cliente, ma soprattutto ad un certo punto sono pure andato a viverci, in quella meravigliosa anomalia che e’ la Berlino di oggi, diventando per un anno un Berliner.

In tutti questi anni ho avuto modo di sviluppare un mio pensiero sul mondo tedesco,che sintetizzo cosi’:

Sono dannatamente pragmatici

processi e flussi come li gestiscono loro forse solo i giapponesi lo sanno far meglio ( non a caso 2 popoli molto simili nell’ordine e rigore).

Sono veramente bravi in una cosa, il dimensionamento delle risorse, mentre gli italiani ne mettono sempre 2 in meno del necessario, fanno una fatica enorme per risparmiane niente, ed i francesi 2 piu’ del necessario, i tedeschi mettono il numero esatto di quanta gente serve per un attività, di qualunque tipo sia.

Grazie a questo negli anni 90 hanno ridisegnato la pubblica Amministrazione, rendendola efficace come  pochi, hanno fatto sistema in Cina come nessuno, hanno creato colossi industriali secondi a nessuno, cosi’ quando c’e’ un progetto da fare si rispettano i tempi,

tranne poi incappare nel buco nero dell’Aeroporto di Berlino (http://it.wikipedia.org/wiki/Aeroporto_di_Berlino-Brandeburgo ), l’eccezione che conferma la regola.

Verso gli italiani, come ho gia’ detto altre volta hanno un sentimento misto:

  • Ci disprezzano, facile facciamo di tutto per alimentare questa considerazione
  • Ci reputano inaffidabili, facile anche questo, la precisione non e’ nostra
  • Non perdono tempo a capire se le prime due affermazioni valgano per tutti

Eppure da un altro lato, appena ci conoscono meglio sorgono anche i seguenti sentimenti:

  • Invidiano la nostra qualita’ di vita basata su:
    • 4.000 anni di storia in cui si sono fatte cose meravigliose, non ultimamente.
    • Il clima il cibo ed il gusto del bello
  •  Sappiamo gestire le emergenze meglio di loro
  • Non siamo tutti uguali
  • Sappiamo fare il nostro mestiere bene in tante realta’, purtroppo non in tutte
  • Sappiamo aggiungere creativita’ positiva a tutto, quando vogliamo
  • Il fatto che li battiamo regolarmente a calcio.

Si’ ho detto banalita’, lo so , ma e’ vero, verificato di persona.

Ma soprattuto, quando si giunge alla reciproca, reale conoscenza a questo punto inizia l’elemento meraviglioso, 

Il reciproco rispetto

E li’ si inizia a fare cose veramente belle

Quando Audi acquisto’ Lamborghini, ed io c’ero, fece innanzitutto un operazione di allineamento culturale avendo l’intelligenza di capire che poteva unire il meglio delle due culture e questo ha determinato il successo dell’operazione.

In altre situazioni non ho visto lo stesso approccio culturale e questo ha solo generato reciproche diffidenze e chiusure il “NOI” e “VOI”.

Vedo oggi aziende italiane acquistare aziende tedesche, una cosa bellissima sotto ogni punto di vista, ma sento il dovere di dire che le relazioni tra Italia e Germania non possono non passare da un approccio culturale, che vada oltre al mero business, per creare realta’ con potenziali enormi.

Tiriamoci su le maniche, abbiamo una nazione da rifare!

Un anno nuovo arriva e tutti noi facciamo buoni propositi

Ci si augura cose belle per se stessi e per i propri cari ma si deve essere realisti.

L’Italia è spaccata nelle seguenti fazioni:

I vecchi che godono di pensioni contro i giovani non le avranno mai
I dipendenti privati che si sono sobbarcati una crisi contro i dipendenti pubblici l’ hanno vista solo sui giornali
Le aziende che hanno creduto nel piccolo è bello contro i tedeschi o gli americani che sono pochi e grossi, e che si spartiscono il mercato
Le aziende che vengono pagate a 120 giorni contro un Europa dove si paga a 30
I politici che stanno assaltando il fortino della spesa pubblica con feroce determinazione ad accumulare e basta contro elettori che non si riconoscono in loro
Le società inutili che nessuno ha il coraggio di chiudere e tutti sanno essere solo poltrone per amici e voti contro la necessità di ridurre i costi

A questo si sommano altre considerazioni:

Le decine di migliaia di dipendenti pubblici ridondanti che nessuno ha il coraggio affrontare dicendo loro che prima o poi non ci saranno più soldi per pagare stipendi e pensioni, chiedere ai dipendenti delle province…

Nel frattempo le tasse reali non calano, lo Stato le diminuisce ed i comuni le alzano

Si parla di cultura e turismo ma mancano innanzitutto idee, non solo mezzi, abbiamo il più lungo arco alpino e ne catturiamo meno del 10% del suo turismo, abbiamo stagioni estive che durano 1 mese, con un clima che ne permetterebbe per almeno 6.

Invochiamo grandi eventi e siamo troppo corrotti per trasformarli in eventi positivi.

Abbiamo la rete internet più lenta e peggio diffusa d’Europa e nel frattempo nel mondo il 25% del business viaggia sulla rete.

Mentre scrivo vedo quanto ci si sappia muovere in modo univoco ed efficace per il traghetto in fiamme, con comune orgoglio.

Ma non sarebbe il caso di capire che l’Italia è il nostro traghetto in fiamme e che se non entriamo nell’ordine di idee di gestire una catastrofe affondiamo?

Esiste la teoria del grande botto, forse ne abbiamo bisogno…

Abbiamo bisogno di essere a 5 minuti dalla fine sotto di 2 goal, abbiamo bisogno che venga una signora non da Berlino ma da Washington ad imporci cosa fare.

Abbiamo bisogno di non passare metà del nostro tempo a capire come non pagare le tasse, 140 mld evasi sono quasi la metà del 400 Mld che abbiamo promesso all’Europa per rimettere a posto i conti…

Passo alle cose belle

il Bologna tornerà in A

Tiriamoci su le maniche , abbiamo una nazione da ricostruire

Angolob e la storia del suo albero di Natale…

Alla fiera dell’est … un comune della collina donò un abete per Natale ad  Angolob

E lo vide il boscaiolo, che scelse l’albero, vide che era storto e disse che andava bene lo stesso

E lo vide chi lo portò alla città, vide che era storto e disse che andava bene lo stesso

E lo vide chi lo mise in deposito, vide che era storto e disse che andava bene lo stesso

E lo vide chi lo montò nelle piazza della città, vide che era storto e disse che andava bene lo stesso

E lo vide chi montò le luci, vide che era storto e disse che andava bene lo stesso

E venne l’assessore a vederlo, vide che era storto e disse che andava bene lo stesso

E venne il sindaco ad inaugurarlo, vide che era storto e disse che andava bene lo stesso

E lo videro i cittadini, videro che era storto ma dissero che andava bene lo stesso…

Meno male che questo avviene solo ad  Angolob la città dove tutto è alla rovescia…

come il suo nome