I distretti per superare la crisi!

I distretti possono essere un modo per diventare globali e superare la crisi?

l’incapacità degli italiani e dell’imprenditoria italiana di fare ed essere sistema è proverbiale, le reti di impresa , non solo a causa della loro farraginosità burocratica non riescono a decollare perchè nell’anima siamo sempre l’Italia dei campanile ( MALE)

Una modalità che sposa campanile e sistema potrebbe essere il distretto, sia formale che di fatto (BENE)

Ho lavorato in almeno 4 distretti strutturati 

  • San Mauro Pascoli per la calzatura
  • Santa Croce per le concerie
  • Valenza Po per i gioielli
  • Brenta per le calzature

Vere eccellenze

Pur con tutti i limiti del caso , tutti realtà con qualcosa in comune che va oltre al fatto di fare lo stesso prodotto nella stessa area geografia

A mio avviso il distretto riesce a superare il limite del “piccolo era bello” mantenendo le peculiarità del singolo e può portarci ad avere delle dimensioni tali da dire “distretto è bello”

Il distretto sino ad oggi ha avuto più una logica di generazioni di servizi sul territorio quali la formazione, ma cosa avverrebbe se diventassero punti di coinvolgimento e soprattutto di supporto commerciale ?

Parlo di Reshoring, tanto, ma non dimentico l’internazionalizzazione

Deve cambiare il modello, faccio in casa quello che non mi conviene più fare all’estero, lo faccio gestionalmente meglio ed investo in ricerca e sviluppo per essere sempre più eccellente.

Vado all’estero per conquistare l’estero e non per regalare tecnologia questo è essere globale!

Il distretto mi aiuta supportandomi con le giuste competenza in termini gestionali, commerciali e burocratici.

Potrebbe essere una chiave per arrivare a rivedere la luce?

Allego la presentazione di Domenico Mauriello del centro studi di Unioncamere, un analisi approfondita ed illuminante su come fare sistema possa dare impatti importanti in termini di competitività dellle PMI, pur restando ampi campi di miglioramento ( vedi e-commerce)

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Parliamone!

Reshoring ed Acquisti , che fare?!?

martedì 23 settembre 2014 – ore 16.45
BACKSHORING
UNA NUOVA VISIONE INDUSTRIALE PER SOSTENERE
L’ECONOMIA ITALIANA
L’incontro si svolge presso il Savoia Hotel Regency

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Sto scrivendo il mio intervento intervento al convegno sul Backshoring del 23 settembre a Bologna.

Ho un caro amico, ha una serie di pregi, dei difetti ne parlo in altra sede… , è leale, etico e ti dice in faccia quello che pensa ( mica poco) .

Siamo stati colleghi in una situazione complicata e la sua professionalità, unita ai suoi pregi umani sono stati per me un punto di confronto prezioso, mica capita tutti i giorni ….

Bene, quando scrivo cose cui tengo particolarmente sono solito confrontarmi con lui, e stavolta chiaramente si è beccato l’anteprima della presentazione…

Dopo poco arriva la telefonata ” Paolo, sì bella, bellissima, ma troppo alta! Tu parli a proprietari di azienda non a chi farà poi il lo sporco mestiere!”

Cavolo! Hai ragione, è stata tale la volontà di manifestare l’esigenza di fare sistema per rendere il BackShoring un opportunità colta invece che persa che sono andato fuori tema, vale a dire

Backshoring sì e qualcuno lo deve portare a casa e quel qualcuno sono le operations intese come Manufacturing, Logistica ed Acquisti, ma soprattutto gli acquisti assumono il ruolo di ente di controllo del mercato di fornitura e di vedetta avanzata sia nel capire il momento in cui spostare una produzione piuttosto che una fornitura , ma anche scout nel capire dove far atterrare il sistema.

Perchè gli acquisti? Perche gli acquisti debbono diventare il titolare del mezzo di analisi delle performance di acquisto più importante il TCO ( Total Cost Ownership) , KPI che a mio avviso dovrebbe essere inserito al pari della efficienza acquisti ed il margine finale aziendale ( ma questo è un altro discorso) nei KPI di riferimento di un azienda.

Ecco perchè mi piace confrontarmi con il mio amico….