Fedon, un brand global che non dimentica le origini

In un mondo globalizzato senza piu’ riferimenti storico geografici, l’iniziativa dell’azienda guidata da Callisto Fedon e’ non solo meritoria, ma anche un segnale forte di orgoglio per le proprie origini , senza dimenticare di essere cittadini del mondo

Da Fashionmag

Protagonisti i racconti e tradizioni che si tramandano di generazione in generazione sulle Dolomiti che rievocano le storie raccontate davanti al focolare, trasferendo il senso di ritorno alle origini e un legame ancora molto radicato con la propria terra, il Cadore; la collana di racconti è disponibile in otto lingue.

I racconti, presentati in un cofanetto, Limited edition, avranno tutti come protagonista un animaletto differente, la cui immagine verrà ripresa e stampata su un “mignon”, un piccolo ma versatile oggetto, ormai simbolo delle collezioni.

La collana ha inizio con il racconto “I pastori e la coccinella delle Dolomiti”, che narra le avventure della Coccinella Aldina, ambientate nel paesaggio delle Dolomiti, oggi Patrimonio dell’Unesco. Ricca di senso morale, accompagnata da disegni realizzati da Alessandro Paleari, la storia narrata è frutto della voce dei lavoratori dell’Azienda

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Ho avuto l’onore di conoscere Callisto Fedon e la passione che ci unisce nell’amare i monti.
L’iniziativa di unire l’oggetto simbolo del principale player degli astucci per occhiali nel mondo con un racconto che ne racconti le origini va per questo motivo oltre la buona iniziativa di marketing,
segna un passo verso un momento di riappropriazione dei valori locali senza dimenticare di essere cittadini del mondo.
Spero altri grandi brand sappiano ritrovare l’orgoglio delle proprie origini
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Big Bang in eye wear 2 the revenge…

La volta scorsa ci siamo lasciati con lo stupore per la disdetta di Gucci ( http://www.gucci.com ) parte del gruppo Kering  ( http://www.kering.com) del contratto di licenza per la produzione e vendita degli occhiali per passare aprodurli per conto proprio.

Come previsto iniziamo a vedere le prime reazioni.

Le aziende produttrici sono rimaste spiazzate e le reazioni sono del tipo “Sì, Sì tanto dovranno passare comunque da noi, non ci si inventa produttori da un giorno all’altro..”

Vero ma sino ad un certo punto, infatti se dovessi costiuire una società produttrice di occhiali oggi, con il budget di un colosso come Kering penserei a portare a casa le migliori teste delle seguenti aree:

  • Sviluppo prodotto e modelleria
  • Acquisti
  • Pianificazione

All’interno di Kering abbiamo già:

  • Stile
  • Customer service ed After sales
  • Logistica inbound ed outbound
  • rete distributiva ( questa in parte perchè comunque servono anche i negozi specialisti)
  • tutta la parte AFC ( Amminiastazione, Finanza e Controllo)

Questo significa avere delle potenziali sinergie non da poco

Bene, per quanto concerne la produzione, in realtà esiste ancora una filiera ( specialmente nel Bellunese) di aziende medio piccole in grado di dare supporto su tutti i componenti ,se non su tutto il prodotto, pensiamo a specialisti quali Fedon, leader degli astucci (http://fabbricanti.fedongroup.com/)

fedon

Morale, in uno scenario che potrebbe essere inteso come fantascientifico in un settore che muove quasi 10 mld di Euro di fatturato ( tanto vale il business degli occhiali ) ci si potrebbe ritrovare che i grandi brand della moda possano “aggirare” i grandi produttori.

E’ solo un ipotesi, ma proprio perchè ipotesi non la scarterei a priori.

Chiaramente ,una corazzata come Luxottica ( www.luxottica.com ) può contare su una posizione dominante in cui ha il dominio della distribuzione nel mondo e 3 brand specifici del mondo dell’occhiale di sua proprietà quali Ray Ban, Persol ed Oakley .

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Ma se oltre Kering anche LVMH ( http://www.lvmh.com) e Richemont ( http://www.richemont.com) cambiassero idea?

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