Der Suchende

Dal verbo suchen (cercare) i Tedeschi fanno il participio presente, suchend, e lo usano sostantivato, der Suchende (colui che cerca), per designare quegli uomini che non s′accontentano della superficie delle cose, ma d′ogni aspetto della vita vogliono ragionando andare in fondo, e rendersi conto di se stessi, del mondo, dei rapporti che tra loro e il mondo intercorrono. Quel cercare che è già di per sé un trovare, come disse uno dei più illustri fra questi «cercatori», e precisamente sant′Agostino; quel cercare che è in sostanza vivere nello spirito.

Un anno è passato da quanto ho attivato il mio blog, tante cose sono avvenute, belle meno belle, interessanti, meno interessanti.

Tutte importanti

Dopo un periodo di abbandono riprendo a scrivere un po’ per ritrovarmi un po’ per condividere una nuova sfida, come rendere economicamente e socialmente sostenibile il fare cultura.

Nel riguardare il mio profilo e nel volerlo aggiornare mi è tornato in mente Siddharta, la figura dello Suchende che dedica la sua vita alla ricerca del contenuto delle cose senza fermarsi alla superficie.

Questa ricerca è tanto affascinante quanto complicata ed a volte dolorosa, ma è per me fondamentale per la mia crescita umana e professionale, ogni nuovo passaggio è occasione per capire nuovi aspetti dell’animo umano nella ricerca di quel punto di equilibrio che tutti desiderano.

Nel contempo ogni passaggio permette di vedere i paradigmi che imbrigliano la mente umana in meccanismi consolatori e rassicuranti che danno sì apparenti garanzie di solidità ma che ci rendono assolutamente impreparati ad affrontare la variabile che tutti temono, il cambiamento.

Il Cambiamento

Il cambiamento ha diversi nomi, si chiama crisi, fato, destino, quello che si vuole, sicuramente può essere generato come subito, sicuramente scardina equilibri e paradigmi.

Affrontare il cambiamento con la dovuta paura ( chi non ha paura è un folle) e con la fermezza della certezza data dal proprio essere e dai propri valori ci permette di crescere.

Ma da dove nascono i valori e la consapevolezza dell’essere?

Dalla cultura

Cultura che si esplica nei libri, negli insegnamenti, negli esempi, la cultura è la cosa che ci distingue e nel contempo ci unisce, guai a perderla, guai a banalizzarla, guai a lasciarla in secondo piano.

Le politiche iper liberiste degli ultimi anni hanno considerato la cultura come un peso inutile e le persone che l’hanno gestita, legati a modelli di mecenatismo statale superficiale, ne hanno decretato un ruolo sempre più marginale.

Oggi, la CRISI, ci direbbe di azzerare questo inutile fardello, ma a favore di cosa?

Un appiattimento dello spirito umano verso il basso, verso una omogeneizzazione fine a se stessa.

Io non ho ricette pronte per riportare la cultura al posto che le compete, ma sono convinto si possano generare e diffondere idee di spessore sapendo far quadrare i conti, magari con il giusto coinvolgimento di chi ci crede ed ha capacità di finanziamento, il tutto supportato da uno Stato che si ritrovi un ruolo di gestore dell’identità di una nazione, e soprattutto con il giusto approccio da parte di tutti al cambiamento inteso come superamento costruttivo dei paradigmi.

Buon Ferragosto.

Paolo

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