I live in Angolob!

I live in a very special country, which is called Angolob.

Angolob is very strange:

you live in the sky,
there is no gravity,
death does not exist,

to milk the whales on land, under water the cows are eating plankton.

Instead people are completely the opposite:

Children go to work, and the big play with the train!

But one day my grandfather said to me:

“Once Angolob, was not called Angolob, but Bologna, and everything was exactly the opposite!”

And from that day I have never forgotten what he said my grandfather!

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Io vivo ad Angolob ( Leonardo III B )

Io vivo in un paese molto particolare, che si chiama Angolob.

Angolob è molto strana:

  • si vive in cielo ,
  • non c’è la gravità,
  • non esiste la morte,
  • si mungono le balene sulle terra e le mucche stanno sott’acqua a mangiare plancton.

Invece le persone sono completamente al contrario:

I bambini vanno a lavorare ed i grandi giocano con il trenino!

Però un giorno mio nonno mi disse :

“Una volta Angolob, non si chiamava Angolob, ma Bologna, e tutto era esattamente al contrario!”

E da quel giorno non mi sono mai scordato quello che ha detto il nonno!

#backtoitaly Etica e Business possono convivere?

Sì possono convivere e possono diventare un valore.

Mi spiego, a valle della polemica innescata dall’ennesimo servizio di Report sul mondo della moda, dove ad eccellenze di prodotto si possono, in alcuni casi, come evidenziato nel servizio, trovare casi di ricerca spasmodica del prezzo minimo d’acquisto per ottenere il miglio moltiplicatore di vendita possibile.

Bene, ho parlato di prezzo e non di costo, perchè ho visto troppe volte sbandierare prezzi incredibilmente bassi in capo al mondo per poi scoprire solo alla fine ( a volte solo a bilancio) che il costo per portare a casa queste produzioni econimicissime non era poi così vantaggioso.

Logistica, Qualità, Efficienza, tutti elementi che messi sul piatto portano a costi ben più alti.

Ma l’etica?

L’etica è difficile da conteggiare, vero, ma è un valore e non solo morale, avere una filiera certificata e controllata ( sì il cliente finale DEVE fare il carabiniere verso il proprio fornitori, nonostante quanto affermato da qualcuno) permette sicuramente di evitare di rimetterci la faccia, se giornalisti o enti di controllo ci mettono il naso e permette di avere un reale controllo di costi e qualità.

Ieri passavo davanti una Boutique con prodotti di grandi marche dove era in bella vista il cartello :

“Vendita promozionale piumini e montoni , sconto 30%”

L’effetto Report ha colpito ed ha generato un reale danno economico non solo a Moncler.

Mi piacerebbe però capire una cosa, quanto sarebbe “costato” avere una filiera “Etica” rispetto al danno d’immagine subito?

Ho avuto la grande fortuna di lavorare in grandi società del lusso, che pur avendo grande attenzione verso la massimizzazione degli utili, avevano capito già all’epoca l’importanza commerciale ed economica di un approccio etico.

Ho gestito in prima persona la certificazione SA8000 ( http://it.wikipedia.org/wiki/SA_8000 ) per  un brand di questi gruppi, ed è stata affrontata con la serietà e competenza al pari di una certificazione ISO9000.

Ecco, ecco perchè reputo che “dimenticarsi” di un approccio etico possa essere solo sottovalutare un valore non solo morale ma anche economico

Kering, inizia l’era Bizzarri

In cima  alla divisione Luxury Couture di Kering , http://www.kering.com , un eccellenza del management italiano.

In bocca al lupo Marco Bizzarri!

da Pambianconews

Marco Bizzarri Kering

Marco Bizzarri ha fatto le prime mosse per costruire la sua squadra da quando, lo scorso aprile, è stato nominato CEO della divisione Luxury – Couture & Leather Goods del colosso francese Kering. Questa posizione, creata ex-novo all’interno del gruppo, prevede la responsabilità di tutti i brand luxury del gruppo (Bottega Veneta, Saint Laurent, Alexander McQueen, Balenciaga, Brioni, Christopher Kane, McQ, Stella McCartney, Tomas Maier e Sergio Rossi) ad esclusione dell’ammiraglia Gucci.

Il primo nome, il più importante, non viene dall’interno del gruppo Kering come è avvenuto generalmente negli ultimi anni, ma dall’esterno. Si tratta comunque di una scelta di Bizzarri, che ha voluto Carlo Alberto Beretta a sostituirlo nel ruolo di nuovo CEO di Bottega Veneta. Beretta proviene dal concorrente italiano Ermenegildo Zegna, dove ha ricoperto nel corso degli ultimi 13 anni incarichi crescenti nel merchandising e nel retail. Scelta interna e ‘conosciuta’ invece quella per la guida di Christopher Kane. Alla direzione è stata chiamata infatti Sarah Crook, che aveva lavorato da Stella McCartney dal 2004 al 2012, quando Bizzarri era a capo del brand (lasciato poi per passare in Bottega Veneta nel 2008).

Dulcis in fundo, la nomina più fresca è quella del timoniere di Brioni. Si tratta ancora una volta di un manager interno al gruppo e ‘vicino’ a Bizzarri, Gianluca Flore che dal 1 novembre sostituirà Francesco Pesci. Flore, infatti, ha trascorso più di sei anni da Bottega Veneta, prima come presidente della regione America, poi come direttore retail & wholesale WW e CEO della regione Asia-Pacifico. Di lui, Bizzarri ha dichiarato che “la sua conoscenza del mercato del lusso e la sua competenza in ambito di sviluppo del marchio a livello mondiale saranno elementi importanti per confermare il successo e la reputazione internazionale di Brioni”.

Da segnalare poi che anche al timone di Saint Laurent, che sta vivendo un grande sviluppo sotto la guida creativa di Heidi Slimane, c’è una conoscenza di Bizzarri. E’ Francesca Bellettini che ha lavorato fino al 2013 con Bizzarri in Bottega Veneta dove era a capo della comunicazione e del merchandising. Quindi, si può dire che i primi tre marchi per grandezza di fatturato della divisione Luxury – Couture & Leather Goods sono guidati da manager di fiducia di Bizzarri. Non è da escludere nemmeno che nei prossimi giorni possano arrivare anche altre nomine, come per esempio quella del nuovo CEO di Sergio Rossi rimasto vacante da settembre dopo l’uscita di Christophe Melard.

Bizzarri interpellato da Pambianconews, in questa prima fase non ha voluto aggiungere ulteriori dichiarazioni a quelle ufficiali, ma ha voluto smentire le indiscrezioni di stampa che lo davano tra i candidati alla guida di Luxottica.

#salvaiciclisti Ciclista bolognese, se lo conosci non lo investi…

Adoro andare in bicicletta e sono convinto sia la soluzione più intelligente per la mobilità cittadina.

Ho avuto la fortuna di vivere in una città a dimensione di Bici quale è Berlino e l’ho utilizzata anche con la neve ed il gelo…ma a Bologna… NO

Bene, fatto questo breve ma fondamentale cappello introduttivo, lancio la mia considerazione sul fatto che i ciclisti bolognesi, inteso come le persone che si incontrano andare in bicicletta nella città di Bologna, abbiano comportamenti singolari…

  • Visibilità,
    • il concetto di visibilità si intende come ” Ecco sono quì e sono in bicicletta, mi vedete vero?” , sul mercato esiste di tutto per farsi vedere in bici, luci, catarifrangenti, giubbotti, ecc ecc.
    • E invece NO, a Bologna il ciclista gira in incognito è vestito rigorosamente di nero, la bici è riverniciata…nera e  non ha una luce accesa nemmeno per scherzo,  affida tutto ai catarifrangenti dei pedali ” tanto bastano”
    • Per essere ancora più invisibile, evita accuratamente l’illuminazione pubblica, sbucando dai marciapiedi o dai portici sfruttando al meglio l’oscurità…
    • il massimo della mimetizzazione si ha in caso di pioggia, dove al look total dark si unisce l’ombrello anch’esso rigorosamente …Nero
  • Comunicazione
    • Il ciclista Bolognese comunica molto… con il cellulare
    • D’altronde già non si fa vedere, perchè dovrebbe dirti se va a destra o sinistra?
  • Sicurezza
    • Per coerenza nel mancare di luci ed affini, viene meno anche l’uso del casco… quello si usa per le moto, peccato che certe bici elettriche diano la paga agli scooter…
  • Piste ciclabili
    • Esistere esistono, è vero, vi è pure una tangenziale ciclabile in corso di costruzione, peccato siano state costruite a macchia di leopardo ed in alcune situazione mantenendo lo stile dei ciclisti, vale a dire , nascoste…
  • Bicicletta
    • si divide in 2categorie
      • quella che non si ruba:
      • vale a dire, orrenda a vedersi e magari comprata senza certezza sull’origine… segue il mito di, bicicletta brutta e vecchia non si ruba, Bugia… sono le più ambite
      • quella fichissima:
      • da uomo è rigorosamente in carbonio pronta per scendere l’Annapurna
      • da donna ha più borse firmate di un negozio Gucci.
  • Bici con seggiolino per bimbi
    • Rasentiamo il capolavoro, bimbi abbandonati sul seggiolino , senza casco, con mamma al cellulare…

Un altro discorso invece il rispetto delle regole della strada, la necessità di non farsi vedere implica il mancato rispetto di qualsiasi regola stradale

Ciclista Bolognese, se lo conosci lo eviti e … magari non lo stiri